Aldo Avallone ha intervistato la Presidente del Comitato Regionale della Campania, Pamela Bevilacqua.
L’intervista vuole essere un’occasione per raccontare ai lettori di Passione Bridge la realtà del Bridge Campano: la sua organizzazione, le sue caratteristiche, le esperienze più significative e le prospettive per il futuro.
Aldo Avallone: Partiamo dalla fotografia del movimento.
Qual è oggi la consistenza del bridge campano in termini di tesserati, associazioni e distribuzione territoriale? E come sono cambiati questi dati negli ultimi anni?
Pamela Bevilacqua:
La situazione ad oggi sul territorio è così suddivisa:
- Tesserati 498 di cui 161 agonisti 194 ordinari 80 allievi (il resto amatoriali e normali)
- 15 associazioni (di cui 8 in provincia).
- 4 Istituti scolastici in cui si tengono corsi bridge a scuola
Rispetto agli anni precedenti ci sono un paio di associazioni in meno i tesserati sono tendenzialmente invariati, mentre il settore allievi è in forte ripresa.

AA: Quali sono, secondo lei, i punti di forza del movimento bridgistico campano e quali, invece, gli aspetti sui quali sarebbe necessario lavorare maggiormente?
PB:
Gli aspetti positivi:
- C’è stata una lieve ma costante ripresa nel settore allievi grazie all’attività dei maestri ed istruttori campani
- Una collaborazione proficua fra le associazioni napoletane, con la creazione del “Gruppo Armonia” che da anni è una solida realtà del bridge napoletano
Aspetti da migliorare:
- C’è ancora qualche associazione che “viaggia da sola”, mi piacerebbe che le associazioni diventassero un tutt’uno
- Il rapporto con la provincia andrebbe migliorato
Tra gli aspetti positivi lei ha accennato al “Gruppo Armonia” a Napoli. Può spiegarci di cosa si tratta?
Il Gruppo Armonia è una unione di quattro associazioni napoletane che si sono unite tra loro creando tornei ed eventi in comune dividendo tutte le spese ed eventuali guadagni. C’è stato un periodo in cui a Napoli le associazioni non erano riuscite a trovare un accordo per la gestione dei tornei, che spesso erano in contemporanea. Da qui l’esigenza di parlarsi e unirsi in gruppo. È un risultato molto importante che dimostra come l’accordo tra le diverse associazioni possa portare benefici a tutte.
AA: Lei è alla guida del Comitato Regionale Campania: quali sono oggi le principali responsabilità di un presidente regionale e quali sono le priorità che vi siete dati per questo mandato?
PB: Le principali responsabilità di un Comitato regionale sono:
- organizzare nel miglior modo possibile i Campionati di qualificazione per Salsomaggiore e su richiesta qualche Campionato Regionale.
- Ascoltare le esigenze delle associazioni
- Costruire progetti nazionali e regionali con tutte le associazioni
- Far quadrare i bilanci
Le priorità del nostro mandato sono le seguenti:
- Riuscire ad avere una sede funzionale unica e totalmente nostra, senza dover essere ospiti. Il mio desiderio è di creare “Una Casa del Bridge”, dove tutte le associazioni possono organizzare tornei e iniziative in piena libertà e noi organizzare nella stessa sede i Campionati
- Realizzare un nuovo sito per tenere informati e che racchiuda le esigenze di tutte le associazioni regionali
- Migliorare il rapporto con la provincia, attraverso l’organizzazione di Campionati in loco e partecipazione ad eventi
AA: La realtà campana è articolata e una parte importante del movimento ruota intorno all’area napoletana. Quanto è difficile per il Comitato mantenere un equilibrio territoriale e fare in modo che le realtà delle diverse province siano adeguatamente coinvolte e sostenute?
PB: Purtroppo è una realtà molto difficile, in quanto molti bridgisti, per l’età che avanza, hanno difficoltà negli spostamenti regionali, quindi si è venuta a creare una distanza fra i bridgisti delle varie province.
AA: Qual è oggi il rapporto tra il Comitato Regionale e le associazioni? Quali sono le esigenze che i circoli vi segnalano più frequentemente e in quali ambiti il Comitato può concretamente sostenerli?
PB: Il rapporto tra il Comitato e la maggioranza delle associazioni è ottimo.
Le associazione richiedono supporto per l’organizzazione di eventi nazionali e regionali. A tal proposito il Comitato ha ritenuto opportuno liberalizzare l’uso della smazzatrice gratuitamente a favore degli arbitri e dei maestri che ne fanno richiesta.
AA: E quale rapporto avete con la Federazione nazionale? Ci sono aspetti dell’organizzazione del bridge italiano nei quali ritiene che il livello regionale dovrebbe avere maggiore autonomia o, al contrario, un maggiore coordinamento con la FIGB?
PB: Mi reputo molto fortunata, il comitato è pienamente supportato dalla Federazione nazionale, per qualsiasi esigenza o richiesta sia per integrazioni di budget per finanziare progetti, sia per richieste organizzative dei campionati.
AA: Il ricambio generazionale è una delle questioni centrali per il futuro del bridge. Come si presenta la situazione in Campania? E quali iniziative state mettendo in campo per avvicinare nuovi giocatori, soprattutto giovani?
PB: Purtroppo il ricambio generazionale, nonostante varie iniziative (Corsi universitari e diversi BAS), stenta a decollare. I giovani sono poco attratti da questa disciplina e finito il corso pochissimi proseguono. Sicuramente dobbiamo impegnarci di più per far appassionare i giovani a questo bellissimo sport.
AA: Nel 2026 la Campania ha ospitato la fase regionale del Campionato Italiano Societario a Squadre Allievi, articolata nei settori 1° anno e 2° anno. Quale importanza attribuite a questa attività e, soprattutto, come pensate di trasformare l’esperienza agonistica degli allievi in una partecipazione stabile alla vita dei circoli?
PB: Considero l’attività giovanile importantissima e fondamentale, grazie ad una continua collaborazione col settore insegnamento, siamo sempre disponibili ad andare incontro alle esigenze dei giovani anche con diversi contributi in denaro per la partecipazione agli eventi nazionali o regionali. Abbiamo sensibilizzato i giocatori agonisti e gli arbitri ad essere più tolleranti e disponibili, verso gli allievi che vengono a giocare per le prime volte nei tornei di associazione.
AA: Per far crescere un movimento non bastano i giocatori: servono insegnanti, arbitri e dirigenti. Qual è oggi la situazione della Campania sotto questo profilo? Ci sono figure o competenze delle quali avvertite particolarmente la necessità?
PB: La situazione oggigiorno è abbastanza positiva. In Campania ci sono diverse figure istituzionali di insegnanti ed arbitri che si sono formati negli ultimi anni. Detto ciò siamo sempre pronti e disponibili per la formazione di altri che vogliono iniziare questo percorso.
AA: La Campania ha una tradizione agonistica importante. Quanto conta l’attività agonistica nella vostra strategia e come si può conciliare l’attenzione al vertice con l’esigenza di allargare la base dei praticanti?
PB: E’ vero basta ricordare che la Campania ha dato i natali a persone come Chiaradia, Garozzo, Forquet e le sorelle D’andrea. L’attività agonistica è fondamentale ed è per questo che quest’anno abbiamo spinto per realizzare eventi nazionali quali il Città di Sorrento, per la prima volta, e ripreso dopo più di vent’anni il torneo nazionale più importante per la regione come il Città di Napoli.
AA: La Campania ospita manifestazioni di rilievo nazionale, come il Torneo Città di Sorrento e il Città di Napoli. Quanto è complessa l’organizzazione di eventi così importanti?
PB: E’ inutile affermare che l’organizzazione di tali eventi è estremamente complessa. Ci sono diversi aspetti da organizzare:
- Ricerca di una sede prestigiosa senza barriere architettoniche che racchiuda anche tutte le esigenze dei giocatori (aria condizionata o riscaldamento, postazioni arbitrali con microfoni e proiettori, sale molto spaziose con almeno 2 ambienti separati ed altre esigenze)
- pubblicità a livello regionale e nazionale
- organizzazione interna per montepremi e premi speciali
- organizzazione di convenzioni con alberghi e garage
- scelta dello staff arbitrale
- eventuale ricerca di sponsor
- far quadrare il budget possibilmente senza andare in negativo
AA: Il bridge sta cambiando anche attraverso il gioco online, gli strumenti digitali e le nuove modalità di apprendimento. Come sta vivendo questa trasformazione il bridge campano? Il digitale può diventare uno strumento per portare nuovi giocatori nei circoli oppure rischia di diventare un’alternativa alla vita associativa?
PB: Personalmente non sono contraria all’innovazione anche se penso che il nostro sport deve essere vissuto in presenza. La convivialità che si crea da vicina è differente rispetto alla virtuale.
AA: Immaginiamo di ritrovarci qui alla fine del suo mandato. Che cosa vorrebbe poter dire di aver cambiato, insieme al suo Comitato, nel bridge campano?
PB: Buona parte di tutto ciò che ci siamo proposti di attuare.


