Passione Bridge

Cartoline mondiali da Herning – 9

28/08/2025

Herning, la linda cittadina che ci ospita, si trova nello Jutland, quel dito frastagliato che si estende nel mare ad est del paese, fino quasi a lambire le coste svedesi occidentali.

 

Mi dicono – io purtroppo non posso mai fare del turismo quando sono fuori per lavoro – che la zona sia di grande ed aspra bellezza, rinomata per il bird-watching soprattutto in riva al mare, per i paesaggi ben più movimentati del resto della Danimarca, piattissima, e per i numerosi, romantici paesini che si incontrano lungo le coste, ciascuno con il suo faro (andare in giro per fari, e non di rado dormirci, è un’altra attività gradita dai turisti).

 

Da quello che ho visto in fotografia, c’è molta somiglianza di scenari con la Bretagna, regione che amo molto fin da quando ci trascorsi una vacanza esattamente quaranta anni fa, vincendo persino un torneo di bridge a Rennes nel giorno del mio compleanno. Bisogna però dire che il cibo, pur non malvagio per gli standard nordici, non è certo della classe di quello francese.

 

Delle tante zone da visitare, una che non può mancare nell’agendo del visitatore è il Wadden National Park – una nota: andate a controllare quanta parte del territorio danese è definita come parco nazionale: anche quello è un dato che parla di attenzione all’ambiente come da poche parti nel mondo – dove a farla da padrone è l’umidità: si tratta di una zona dove i canali naturali, perfettamente bonificati da un paio di secoli, sono stati per il resto lasciati da sempre allo stato naturale, e rappresentano il rifugio di molte specie animali. L’unica presenza umana, molto saporita, è visibile nell’allevamento delle ostriche, anch’esso però condotto in totale sintonia con l’ambiente. Mi dicono che andare in giro con gli stivaloni e assaggiare dalle varie polle d’acqua dove gli squisiti molluschi sono allevati sia un’esperienza unica, che ho del resto sognato a lungo di fare in Francia, e che manca nella lista delle cose da fare nella vita che non ho ancora completato.

 

Nello stesso parco è possibile ammirare il fenomeno del “sole nero”, ovvero enormi stormi di uccelli che si levano in volo al tramonto rincorrendosi l’uno con l’altro, tanto che sembrano danzare. Personalmente, penso che sia uno spettacolo impagabile.

 

L’ultimo consiglio riguarda la visita alla cittadina di Ribe, la più antica della Danimarca con i suoi 1300 anni di storia, sede di uno stimato museo vichingo, e poco lontano c’è Esbjerg, dove sarete accolti da un gruppo scultoreo affascinante: l’uomo incontra il mare di Svend Wiig Hansen.

Veniamo al bridge, da dove vengono note disastrose da un lato, e eccellenti da un altro. Cominciamo dalle seconde, perché sono coinvolte delle signore.

Il misto aveva un compito molto difficile, avendo di fronte uno squadrone di professionisti quale USA 2, ma è riuscito a sfruttare al meglio la debolezza degli avversari, costituita dalla sponsor, davvero scarsina. Con lei in campo sono infatti riusciti a segnare +9, +24, +9 e un enorme +50, ovvero +92 in totale (clamorosa una mano dove la finanziatrice della squadra ha trovato l’unica combinazione di carte per regalare un brutto slam), così sopperendo al terribile rovescio del quinto tempo, perso 7-71 senza poi fare troppo di male, anzi, la fortuna non ci è certo stata amica: abbiamo giustamente perso punti chiamando un brutto slam, ma gli avversari ne hanno chiamato e fatto uno peggiore, ed inoltre siamo – come l’open – caduti in uno slam più che ragionevole ma dove le carte erano messe malissimo.

Se fate il conto, tra andare e venire abbiamo coperto quasi tutti punti persi. Arrivati a due turni dalla fine, e con la sponsor fuori, avevamo un risicato margine di 8 IMP da difendere, ma gli azzurri hanno tirato fuori gli artigli e risposto colpo su colpo, approfittando anche di un paio di gravissimi svarioni avversari (un assurdo down a 3NT di Sandra Rimsted con undici prese di battuta e un clamoroso 800 pagato da Dwyer), ed hanno prima contenuto in 1 IMP la perdita nel settimo tempo, e poi vinto di 7 l’ultimo, per finire 275-260. Bravissimi. Ora USA di Giorgia Botta, la quale, dopo un inizio stentato – e anche qui, “sponsorizzato” – hanno sostanzialmente dominato la Romania per finire 256-208. Male che vada, ci sarà comunque un tocco tricolore in finale.

In basso la Cina ha agevolmente disposto della Danimarca, o almeno così dice il risultato finale di 262-217, ma in realtà i cinesi hanno vinto gli ultimi due tempi per un totale di 50 IMP, ovvero ribaltato i padroni di casa soltanto nelle ultime ventotto mani. La Polonia ha infine battuto Hong Kong dominando la seconda giornata: l’hanno iniziata a +8 e l’hanno conclusa 271-170.
Passiamo ora alle dolentissime note, che molto pianto ci percotono, come quello delle anime prave del canto V dell’Inferno (ma anime prave viene dal terzo: è un termine usato da Caronte), ovvero la disfatta della squadra open, battuta dal Belgio per disastroso 187-292, un -105 del quale non ho memoria. Bisogna però dire che il Belgio, già altre volte curiosamente sottovalutata, non è per niente una squadra mediocre, ed anzi: ci aveva battuto nel round-robin, e in quella fase era stata a lungo in testa.

Io non l’avrei scelto, preferendo gli inglesi, fieri e battaglieri ma che concedono molti punti. Ma quello è senno di poi. La sequenza dei tempi di ieri è senza appello: -33, -4, -35, -19. Dal poco che ho visto non si è salvato nessuno, e dispiace apprendere della dissoluzione della coppia Di Franco-Manno, annunciata al termine. Trovo però brutto che non si sia voluto giocare il Transnational il quale è un titolo tutt’altro che modesto, visto che l’Albo d’oro riporta nomi molto prestigiosi. La FIGB poteva, e doveva secondo me, imporre di farlo (ricordate lo stesso precedente di Shang Hai, che si portò dietro mille polemiche). I belgi se la vedranno con USA 1, la quale ha finito per domare gli inglesi per 246-217.

In basso risuona ancora l’eco del tonfo dei bi-campioni della Svizzera, che con lo sponsor al tavolo hanno preso un sonoro schiaffone nel primo turno di giornata (1-76, e tanti di quelli sono da ascriversi a Pierre) senza essere capaci di riprendersi, anzi, perdendo alla fine qualche altro punto (+1, +5, -15) per cedere infine agli svedesi per 181-254 (da notare quanti pochi IMP per mano abbiamo concesso i nordici: ben al di sotto del magico -2). Ci sarà un derby scandinavo da questo lato del tabellone, visto che la Danimarca ha annichilito USA 2 per 302-195, con gli americani che hanno gettato la spugna prima del limite. Veniamo alle signore, dove thriller c’è stato alla fine in un solo incontro, ovvero Polonia-USA 2 risoltosi solo dopo il limite, ovvero dopo una review terminata a tardissima ora (quasi alle 23, ovvero ben cinque ore e mezzo dopo la fine del tempo di gioco). La decisione non era in realtà troppo complessa da un punto di vista regolamentare, ma la delicatezza del caso ha portato via molto tempo, e tanto ce ne è poi voluto a me, il povero reviewer coinvolto, per spiegare il tutto ai vari interpreti. Ma la situazione era di quelle da film di Hitchcock: USA 2 aveva vinto di 1 IMP, ma la Polonia aveva il vantaggio di prevalere a parità, perché era finita davanti nella qualificazione, quindi un solo punticino bastava, ovvero era sufficiente che venisse data loro ragione: la quantità era irrilevante. E proprio questo rendeva la decisione semplice, perché ragione ce l’avevano certamente, e come nel caso dei giovanili di Salso – dove la situazione, e curiosamente le premesse, erano curiosamente identiche! – il complicato consisteva nel determinare la quantità, ma la stessa, per fortuna (davvero!) non contava. Il numero ufficiale recita 238-235, ma da 235 pari ogni punteggio avrebbe avuto lo stesso effetto.

Un pochino di suspense c’è stato anche tra Cina e Danimarca, dato che le sfavorite danesi erano ben davanti a ventotto mani dalla fine, ma a quel punto hanno ceduto di schianto, concedendo 6-66 nel settimo tempo, e 5-62 nell’ultimo. Il finale di 326-243 non rende loro giustizia. Proprio Polonia e Cina si incontreranno in semifinale, mentre nella parte alta l’Olanda ha strapazzato l’Australia per 272-177, ma solo dopo un inizio stentato, mentre la Francia, a sorpresa, ha fatto altrettanto con le fresche campionesse olimpiche turche (nonché medaglia d’argento delle ultime due edizioni della Venice Cup), superandole 281-206. Infine i Senior, dove, in alto, le americane hanno fatto polpette di Inghilterra – USA 1 274, Inghilterra 213 – e Olanda (USA 2 ha vinto 340-224) e se la vedranno tra di loro in quella che sembra una finale anticipata, mentre in basso l’Austria ha distrutto i polacchi costringendoli alla resa sul 329-186 quando mancavano quattordici mani a finire (ma poteva finire anche prima: l’Austria era a+103 on due tempi da giocare). Sembra che i polacchi, vincitori di tutto per qualche anno, si stiano avviando verso il loro nadir. Agli austriaci toccherà la Francia, in una riedizione di fiere battaglie dei primi anni ’80, quando i protagonisti di oggi in entrambe le formazioni dominavano l’Europa con quarant’anni di meno. Pronostico impossibile.

Oggi farà la sua comparsa la trasmissione su Twich, ovvero una piattaforma streaming: non perdetevela.
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