Passione Bridge

Cartoline mondiali da Herning – 10

29/08/2025

Herning – lo raccontai l’anno scorso – è una città nata esattamente nel 1800 per rispondere all’esigenza di un agglomerato urbano di servizio all’agricoltura circostante, ma si sviluppò rapidamente in un centro dedito all’industria tessile, prima che la produzione di provenienza cinese facesse crollare il fatturato di quell’attività. Da allora si è riconvertita in luogo che ospita eventi come mostre, concerti, convegni e, soprattutto eventi sportivi, ma sfrutta anche la vicinanza con Billund, con la quale condivide l’aeroporto, ovvero con la sede di Legoland, uno dei parchi di divertimento più popolari al mondo con i suoi oltre tre milioni di visitatori all’anno.

 

E’ un parco con un tema ovvio: i celeberrimi mattoncini, che attirano qui famiglie con bambini da tutto il mondo. Quest’anno, però, c’è stata una crisi di affluenza, dovuta ad una ragione particolare: per un contrasto tra la gestione dell’aeroporto e la Ryanair, quest’ultima ha cancellato la tratta da e per la cittadina danese, da tutta Europa, così che venire qui è diventato carissimo. Per fare un esempio, l’anno scorso il mio volo era costato meno di duecento euro A/R, valigia in stiva inclusa (e quindi sotto i cento senza valigia), mentre quest’anno il prezzo è schizzato oltre i cinquecento usando KLM (l’alternativa, Lufthansa, è equivalente).

 

Legoland ha cercato di rimediare organizzando dei charter dedicati, ma anche il costo di quelli è ben più elevato del passato, così che i gruppi familiari hanno dovuto fare i loro conti e, in larga parte, rinunciare. Sic transit gloria mundi in un epoca dominata da questi aspetti commerciali, e senza compagnie di bandiera che sopperiscano, come una volta, alle esigenze promozionali e di spostamento dei loro territori di riferimento. Per me, un utilizzatore seriali di voli, la scomparsa di Alitalia è stata un disastro in termini di scomodità di movimento, e naturalmente ha comportato un serio aggravio dei costi per chi quei voli li paga.

 

La pandemia si è portata dietro, tra gli altri, questo problema diffuso: molte compagnie di bandiera hanno cancellato i loro voli così perdendo i loro slot, ma questi sono stati acquistati, con lungimiranza, dalle low cost, oramai moltiplicate a dismisura.

 

Bando alla tristezza nostalgica e veniamo al bridge, iniziando ovviamente dal misto, sia per la presenza di ladies, sia perché è il settore dove abbiamo ancora una squadra nella competizione principale.

I nostri sono partiti bene, andando a dormire avanti 105-97.3 (se vi chiedete la ragione di quel decimale, ebbene abbiamo subito una piccola penalità per gioco lento), e la prima cosa da notare è il basso punteggio, peraltro abbastanza generalizzato, indizio di mani per lo più poco interessanti (in effetti, una rapida analisi mostra una lunga serie di manche chiamate e fatte nei due tavoli, in tutti gli incontri). Le due squadre si sono spartite le frazioni: noi abbiamo vinto la prima e la terza, e gli americani la seconda e la quarta, ma gli azzurri sono stati capaci di scavarsi un piccolo solco di vantaggio vincendo 41-18 il secondo parziale.

Nell’altra semifinale braccio di ferro tra Polonia e Cina, le finaliste di Buenos Aires, protagoniste, allora, di una delle più clamorose rimonte della storia: la Polonia riprese quasi 70 IMP agli avversari nell’ultimo tempo! Al momento sono in testa gli asiatici 116-114, ma i baltici hanno vinto tre tempi su quattro.
Nella Bermuda Bowl la favola del Belgio rischia di interrompersi, dato che USA 1 è avanti 127-67, ma con 56 mani da giocare: C’è ancora tempo per rientrare.

Nel match tutto scandinavo tra Danimarca e Svezia è quest’ultima ad avere il comando sul 120-98, e quindi niente di decisivo, se non appena significativo.

Nella Venice Cup ci sono invece distacchi importanti, e soprattutto tra Cina e Polonia, visto che le asiatiche conducono 162-96 dopo aver vinto tutti e quattro i tempi (nessuno ha segnato così tanti punti), sebbene nessuno con grande margine.

Diciamo che si è visto un lento ma costante allontanamento, e non uno strappo secco. Ampio anche il margine dell’Olanda sulla Francia, ma in questo caso i 40 IMP di distacco (118-78) sono maturati interamente nell’ultimo parziale, vinto 56-6, visto che fino ad allora conducevano le transalpine.

Infine i Senior, dove un incontro, come previsto, è in equilibrio – USA 1 supera USA 2 129-101 – e l’altro vede invece il netto predominio della Francia sull’Austria per 150-86.


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