Passione Bridge

Cartoline mondiali da Herning – 11

30/08/2025

 

Oggi inizio con un gesto degno di applausi, che invito tutti a rivolgere a Barbara Dessì.

 

Correva l’ultima mano – la quattordici – del quinto tempo, il primo della giornata di ieri; una mano destinata, sembrava, alla parità, dato che l’intera sala aveva giocato manche in NS realizzandola facilmente. Gli italiani di aperta avevano attraversato una sessione negativa: stavano perdendo il tempo di 31 IMP ed il match di semifinale di 23, ovvero, c’erano tutte le condizioni di contorno per agire al contrario di come Barbara ha fatto, e questo la candida allo Sportmanship Award dell’anno. Ma cosa ha fatto? Dopo il passo alla sua destra e il suo, Nord ha aperto di 2F, forte e forzante, e Sud è passato! Cosa era successo? Sud, lo sponsor della squadra, si era distratto e aveva pensato che fosse stato Est ad aprire di 2F. Quando proprio lei ha fatto notare la stranezza, Sud si è risvegliato ed ha chiesto di cambiare licita, e se si fosse giocato con i bidding box Barbara avrebbe certamente permesso la sostituzione senza bisogno dell’arbitro, ma con i tablet non  si può fare, e così è arrivato un direttore (quello che mi ha poi raccontato tutto).

 

Cosa dice il Codice? Dice, all’articolo 25 (A e B le lettere qui rilevanti) che all’unica condizione che il compagno non abbia a sua volta chiamato, è possibile cambiare senza penalità una chiamata effettuata involontariamente. Stiamo qui parlando di un cartellino estratto per errore, o, nel caso, di un misclick, ma qui il passo era stato utilizzato volontariamente, e dunque l’articolo da applicarsi era 25B, che vieta il cambio, e non 25A, che lo permette. Così ha recitato tristemente l’arbitro, ma Barbara, che aveva già manifestato quell’intenzione, ha chiesto di permettere il cambio, e di fronte ad un primo diniego del direttore di gara ha insistito!

 

Poteva l’arbitro accondiscendere alla richiesta? Sì e no, perché se l’Articolo 81C5 gliene da il potere (su richiesta esplicita del partito innocente, come nel caso), la giurisprudenza consolidata però glielo nega, perché quello che accade ad un tavolo influenza anche gli altri (e qui sarebbe proprio successo questo: l’Italia ha guadagnato 11 IMP senza i quali avrebbe perso di 1.3 IMP). Il caso di scuola nel quale potrebbe permetterlo è la finale di un torneo a KO, ma quando questo accadde, nella finale della Bermuda Bowl del 2003 tra Italia e USA, venne comunque negato sulla base che una competizione si deve giocare con le stesse regole in ogni fase (l’immenso Bob Hamman, uno dei giocatori più corretti di tutti i tempi, chiese di condonare una renonce di Versace, ininfluente). L’arbitro ha dunque consultato il Capo Arbitro, ma sapeva già la risposta: il gesto di Barbara non ha sortito effetto e l’incauto passo ha chiuso la licita, ma il gesto rimane ad onore di chi l’ha fatto. Tutti in piedi.

 

Che differenza con uno dei più famosi gesti anti-sportivi di ogni epoca, ovvero il piede di Connors che andò a cancellare il punto di impatto della pallina in una semifinale dello US Open. Shame on you, Jimmy.

 

Ma veniamo al gioco, e dopo l’anticipazione non si può non cominciare dal misto, dove i bravissimi azzurri hanno finalmente conquistato la finalissima dopo averla mancata per un soffio nelle due edizioni precedenti.
Come anticipato, avevano iniziato male la giornata, ma come già accaduto due giorni prima nei quarti di finale, hanno reagito immediatamente al 19-39 con un bel 36-11, per poi contenere gli avversari perdendo di 11 IMP il settimo tempo e vincendo di 8 l’ultimo. Totale 207-197.3.

Gli toccherà la Cina, che sotto di 24 IMP ad inizio di giornata ha completamente ribaltato la Polonia campionessa olimpica con il 57-8 che ha aperto i giochi ieri, per poi non guardarsi più indietro. I polacchi hanno piazzato una fiammata da 28-8 nel penultimo tempo, ma questo li ha riportato solo a -71 e hanno infine perso di 80.

281-201 il risultato finale.
Nella Bermuda Bowl avremo la squadra che più ha vinto titoli mondiali, USA (1), nel caso con molti interpreti giovanissimi, di fronte ad una new entry, la Danimarca padrone di casa e anch’essa con una coppia di Juniores al suo interno. I giovani leoni stanno per mangiarsi i vecchi. Gli americani hanno prevalso in maniera davvero sorprendente sul quel Belgio che ci aveva strapazzato, vincendo con l’enorme punteggio di 222-91 (i belgi hanno gettato la spugna con due tempi da giocare), mentre i danesi sono usciti vincitori da un’aspra battaglia contro la Svezia, risolta solo con uno swing decisivo a tre mani dalla fine.

Tra le signore si avrà un grande classico, ovvero l’Olanda – ma qui è proprio grazie a due attempate (beh, per modo di dire, Witzke van Zwoll ha un anno meno di me e Martine Veerbeck la mia età!) protagoniste, ed al loro rientro, che le orange sono tornate agli antichi splendori – e la Cina, capace di produrre a getto continuo nuovi talenti (la sola Nan – curiosità, l’ideogramma che simboleggia il suo cognome significa Sud – è reduce dall’ultimo oro, quello di Lione 2017). Nessuna delle due ha sofferto: le prime hanno regolato la Francia 217-172, mentre le seconde hanno dominato la Polonia 297-200.

Infine, nel D’Orsi Trophy USA 1 l’ha spuntata abbastanza facilmente sui confratelli di USA 2, mentre la Francia ha costretto l’Austria alla stretta di mano con quattordici mani da giocare, quando era avanti 263-163. Non faccio pronostici di sorta, ma voi potete sbizzarrirvi.

Nel frattempo il Transnational è arrivato alle semifinali, dove non ci sono italiani se non il nostro ex-oriundo Agustin Madala, autore di una gran bella giocata che ho riportato sul bollettino di oggi.
Qualcuno c’era: Donati-Manno, ingaggiati da Ventin dopo l’uscita di scena col Belgio, non sono arrivati ai KO, mentre Bocchi-Gerli e Gandoglia hanno perso l’ottavo di finale nella maniera peggiore: pareggiando l’incontro, ma avendo a sfavore il tie-break (gli avversari erano finiti davanti a loro nella fase di qualificazione).

Ha giocato la prima giornata di qualificazione anche il BAM, ma per ora non ci sono annotazioni interessanti, se non che il livello è sì alto, ma non quanto lo è stato sia a Praga che a Poznan.

A bientot.
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