Passione Bridge

Cartoline mondiali da Herning – 6

25/08/2025

Finora vi ho dipinto la Danimarca a tinte molto rosee, non nascondendo la mia approvazione per molte scelte in campo economico e sociale di quaggiù – e molte ne ho ancora in riserva – ma oggi, complice un interessante articolo su “Repubblica” del quale ho trovato eco in altri quotidiani europei, sono costretto a descriverne anche un lato oscuro. L’argomento è la Groenlandia, paese del quale nessuno si interessava fino a qualche anno fa, ma improvvisamente diventato cruciale quando si è scoperto che sotto i suoi ghiacci si trovano immense riserve naturali di grande pregio, tali da suscitare la rapace attenzione, ed i conseguenti spropositi a base di minacce di invasione armata, da parte dell’attuale amministrazione americana.

 

Ebbene, la Groenlandia è di fatto una colonia danese, conquistata, o per meglio dire usurpata alla popolazione locale (quasi interamente inuit) nel corso dei secoli grazie a scorribande di vichinghi e norreni, ed è stata assegnata alla Danimarca quando si è dissolto l’impero norvegese sotto le spinte indipendentiste, tra gli altri, dei danesi (vi avevo pur detto che qui è scorso molto sangue in passato: la storia del nord Europa è lunga, complessa e oscura).

 

Le spinte indipendentiste della popolazione locale vanno avanti da molto tempo, ed i rapporti con la madrepatria sono stati spesso molto tesi, non di rado contrassegnati da accuse di razzismo, elemento ben descritto in quel delizioso libro che è “Il senso di Smilla per la neve”. Dal 2008 l’atmosfera si è molto rilassata, dato che la Groenlandia ha acquistato una sostanziale autonomia a seguito di un referendum dal risultato amplissimo: ora il paese è ancora legato alla corona danese, ma quest’ultima ha competenza soltanto nell’ambito della difesa territoriale e della politica estera.

 

Tuttavia, di tanto in tanto le tensioni riaffiorano: come dicevo è di questi giorni la notizia che ad una ragazza inuit è stata tolta la potestà genitoriale sulla bambina che aveva appena partorito, perché il “test di capacità genitoriale” la aveva rivelata inadatta a crescerla. Tuttavia, tale test è non solo ritenuto illegale in assoluto, ma in particolare è chiaramente specificato dalla legge che non può valere per gli inuit, perché parametrato su persone provenienti da un ambiente sociale e culturale diverso da quello del popolo dei ghiacci. I servizi sociali si sono difesi asserendo che l’età della partoriente (diciotto anni) consigliava in generale prudenza, e che negli ultimi anni la stessa ha vissuto in Danimarca presso genitori affidatari, ma la ragazza ha anche una storia di violenze subite dal patrigno, e quindi la valutazione psicologica non poteva, in ogni caso, essere affidata a quel test. In definitiva, la parola che è immediatamente corsa sulle labbra di tutti è razzismo, ovvero un’accusa di superficialità causata dall’etnia della ragazza, in una situazione complessa che – dicono i detrattori – non si sarebbe vista se la protagonista fosse stata danese di nascita e crescita.

Mi piacerebbe molto approfondire, e lo farò con gli amici di quaggiù.

Veniamo al bridge e, come cavalleria impone, dalle signore. Le nostre si sono comportate bene, in sostanza, dato che hanno svolto il compito loro assegnato superando l’Argentina per 24-16, e poi battendo nettamente il Brasile per 36-3, mentre hanno contenuto le perdite contro Francia (24-27) e Inghilterra (14-26). 45.15 VP sono tutt’altro che un bottino disprezzabile di giornata, ma le dormienti si sono tutte risvegliate, e questo ha prodotto lo scivolare al decimo posto, anche se non è il caso di farsi prendere dal panico: l’ottavo è a soli 9 VP di distanza.

Il mio metro di valutazione classico prevede che si possa considerare tranquillo che nell’ultima giornata ha almeno un incontro di vantaggio sulla nona, e in contesa chi ha non più di un incontro di svantaggio sull’ottava, e secondo questo si possono dare per qualificate Olanda, Polonia, Cina e Turchia, proprio le quattro formazioni più accreditate della vigilia: i conti tornano.

Danimarca e USA 2 sono vicinissime alle turche, ma ancora non salve, mentre in basso, dopo la Francia, ottava, si possono dare chance solo a Norvegia, Italia e Inghilterra nell’ordine, ma già le inglesi hanno 9 VP di distacco da noi. Do per spacciati invece USA 1, ed è tutt’altro che una sorpresa: lo avevo predetto.

Oggi le nostre hanno Australia, Hong Kong e USA 1.
Le prime sono settime, e quindi si tratta di un incontro già cruciale, mentre le altre due sono sedicesima e dodicesima. Incrociate le dita.
L’Open ha avuto un andamento curioso: cattivi risultati, perché dopo la vittoria contro la Francia si è perso con Cina Taipei, Inghilterra e India, ma a dispetto della giornata sotto media abbiamo conservato un incontro e più di vantaggio sui secondi, danesi. Questo perché c’è stata una frenata generale, in un ribollire di aspre battaglie per un posto al sole che hanno visto risultati alterni. Solo noi abbiamo i famosi 20+ VP di distacco dai noni, dato che già la Danimarca ne ha solo 18, e questo vi da un’idea di quanto schiacciata sia la classifica in alto. In basso, possibilità di risalita fino al Brasile, tredicesimo a -17, ma non oltre: la Cina, che viene dopo, è a -11 dai carioca. Sempre fuori la Svizzera, nona ma ora a -0.11 dall’ottava.

Oggi Argentina, Corea e Nuova Zelanda, e poi la cerimonia di formazione del tabellone ad eliminazione diretta. Scegliere non sarà facile.

Gli imbiancati hanno iniziato perdendo di stretta misura con l’India (19-21), e poi hanno demolito il Giappone e superato la Francia prima di perdere inopinatamente contro Cina Taipei (20-22). Quest’ultima battuta di arresto li ha visti scivolare fuori dall’empireo appena conquistato, ma solo 1 VP ci separa dai danesi, ottavi. Salvi, in alto, USA 1 e 2, e la Polonia, tre squadre che hanno fatto un campionato a sé, mentre in basso possiamo dare delle chance alla Germania, tredicesima a -20, ma poi viene il Marocco a -20 dai tedeschi: troppo giù.

I nostri concluderanno con Polonia, Svezia e Egitto: non un calendario agevole, dato che le prime due sono terza e quinta (ma quart’ultimi gli egiziani). Ci sarà da sgomitare per raggiungere il desiato riso.
Le note più positive – e che tali: giornata eccellente – vengono dalla squadra mista, che ha improvvisamente smesso di balbettare per ingranare le marce alte. Gli azzurri hanno iniziato malamente, perdendo dalla Nuova Zelanda, ma hanno poi superato largamente il Sudafrica, e soprattutto Francia e Romania, in particolare demolendo i transalpini e di fatto cacciandoli fuori dalla lotta per la qualificazione (grossa sorpresa, questa). Totale, sesto posto a +21 dalla Svezia: per la mia regola abbastanza, ma meglio non gufare. La USA 1 di Giorgia Botta ha giocato in un altro campionato, dato che svetta con 48 VP (!) di vantaggio sulla seconda, la Cina, mentre in zona “salvezza” sono le squadre fino alla nostra: Polonia, Danimarca e USA 2. Ancora in contesa le formazioni fino alla dodicesima, il Giappone.

I nostri hanno USA 2, Australia e Inghilterra, e devono stare attenti, perché gli ultimi due sono scontri diretti con potenziali contendenti, e non ci si possono permettere scivoloni seri: in quei casi i punti contano doppio.

Alle 17.00 finisce il Round Robin, e alle 17.40 verranno formati i tabelloni a KO: stay tuned.
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