Come preannunciato ieri, vi parlerò oggi dell’attenzione danese all’allevamento ecologicamente sostenibile, al contempo mirato alla salvaguardia del benessere degli animali, sebbene destinati al mercato alimentare.
Il progetto è strutturale nel paese, dato che oramai da decenni si è creata una filiera di produzione agricola che è funzionale all’allevamento, con vaste colture dedicate al foraggio, e una struttura economica della produzione che equilibra il profitto tra agricoltori e allevatori. Al contempo, per restituire alla popolazione quello che le viene sottratto in termini di sfruttamento dell’ambiente, la Danimarca è il primo paese europeo ad avere introdotto una tassa sull’inquinamento dal metano prodotto dagli allevamenti, in ragione di 120DK (circa 30€) per tonnellata.
Insomma, la Danimarca non solo è verdissima e pulita, ma ha tutta l’intenzione di rimanerlo e di assicurare benessere fisico ai suoi abitanti, e se è vero che si tratta di un territorio che è un settimo di quello italiano, e che la popolazione è più un meno un decimo – quindi una realtà meno complessa da affrontare – è però evidente come ci sia un maggiore senso di appartenenza ad una comunità che non da noi, una comunità dove la qualità della vita di tutti è più importante di quella dei singoli, ed i governi recepiscono questo sentimento.
Per un gastronomo, poi, non si può che apprezzare l’eccelso livello qualitativo raggiunto in questo modo, dato che i bovini danesi sono celebrati oramai sulle tavole più prestigiose, e per quello che ho assaggiato ieri, con piena ragione, anche se – così mi dicono – i suini sono ancora migliori. Mi riservo di assaggiare e riferire, e molto mi piacerebbe portarmi via un bel taglio e provare a realizzare un qualche salume, come ad esempio una pancetta, ma non è questa la stagione giusta.