Passione Bridge

Cartoline mondiali da Herning – 3

22/08/2025

Ne parlai l’anno scorso: la pacifica, quieta, civilissima Danimarca non è sempre stata così, anzi: il suo passato è quanto mai torbido e sanguinoso, inframezzato com’è da lotte intestine e guerre di espansione che sono andate avanti per secoli, prima che l’animo ferino finalmente si appagasse.

 

La più grande traccia di questo passato così burrascoso è uno dei pilastri della letteratura mondiale, quell’Amleto lasciato in eredità agli uomini dal grande Bardo per nutrire il loro spirito. Si dice che Amleto contenga ogni possibile sfaccettatura di umanità, a partire dalle passioni più intense, come l’amore, l’odio, l’amicizia, la lealtà, la sete di potere, la vendetta e così via, e io sono d’accordo. Fin dalla prima volta che l’ho visto a teatro, una cinquantina di anni fa, mi ha rapito e coinvolto nel profondo, e non posso fare a meno di rileggerlo e rivederlo di tanto in tanto. Ci sono versi – molti – che non si possono dimenticare, ma direi che due siano i più citati, anche se a volte a sproposito: “C’è del marcio in Danimarca”, con il quale inizia la scena IV del primo atto, e ancor più “Essere o non essere, questo è il dilemma”, incipit del terzo atto.

 

Come l’intera tragedia, quei versi si possono adattare ad infinite, diverse situazioni, e proprio per questo, sono l’esempio forse più plastico del genio del drammaturgo di Stratford upon Avon, non di rado capace di dipingere un quadro intero con una sola pennellata, come solo i più grandi sono stati capaci di fare.

 

Non c’è bisogno di guardare troppo a fondo per realizzare quanto l’Amleto si possa adattare anche al nostro prosaico bridge, dove tutti gli elementi di cui sopra sono certo rappresentati, e al quale è possibile applicare i due versi citati, e soprattutto il secondo: il bridge è un gioco dove le scelte fatali sono presenti in ogni mano, e non di rado più volte per mano. Ciascuno di noi ricorda certo le tante sliding doors che ci hanno portato ad amare sconfitte al posto di scintillanti vittorie – naturalmente sono i dolori a rimanere impressi più a fondo.

Per ora le scelte dei nostri sono state abbastanza buone perché, sebbene con qualche balbettio di troppo, tre formazioni su quattro si trovano tra le prime otto delle loro rispettive categorie.

E’ così per le signore – ladies first – che hanno vinto tre incontri su quattro contro Tunisia per 21-11 (non storcete troppo il naso: le nordafricane non sono poi malaccio e a giudicare dagli altri risultati le mani non si prestavano), Sud Africa per 38-21 e Svezia per 34-15, ma hanno preso una sonora sberla dalla Polonia, subendo un pesante 1-45 nel secondo turno. Tutto questo vale comunque 98,6 VP, buoni per il settimo posto provvisorio, ma attenzione: il punteggio è sì alto, ma classicamente la competizione femminile è quella dove il campo di gara si spacca nettamente i due, ed è quindi necessario accumulare più punti che nelle altre categorie per superare il turno.
Guida la Cina, seguita da Polonia e USA 2, ma ora tutte le favorite, ad eccezione della Norvegia campione d’Europa (tutt’ora miseramente ventesima), sono emerse nel gruppo di testa, e la battaglia si preannuncia sanguinosa. Vedo ancora troppo in alto Hong Kong e Australia, quarta e sesta, e come detto troppo giù la Norvegia.
Le azzurre avranno oggi Olanda, Ungheria, Danimarca e India, ovvero due impegni duri, primo e terzo, uno medio con le magiare e uno semplice con le indiane.

Molto bene ha fatto l’Open, squadra che aveva una giornata semplice ma con una seria asperità, e l’ha sfruttata abbastanza bene, vincendo non solo con Tunisia, Australia e Bangladesh (forse non così largamente come si poteva sperare), ma anche contro la Svizzera, regolata 29-20. Tutto ciò ci ha portato al terzo posto, in una graduatoria che vede guidare l’ottimo Belgio, in costante ascesa da qualche anno, seguito dalla Francia.
Anche qui le batterie pesanti sono oramai tutte in posizione, con anche Israele e Norvegia in decisa risalita, seppure non guarite. Tuttavia, i distacchi sono minimi – sono una dozzina di VP tra l’ottava e la sedicesima – come normale nella Bermuda Bowl. C’è poi però uno scalino di quasi altri dieci, e direi quindi che dall’India in poi è difficile vedere delle rimonte, anche se è presto per dare per spacciate Cina e Nuova Zelanda.
Avremo oggi Brasile, Sud Africa, USA 1 e Cina, nessuna delle quali è al momento qualificata, tuttavia, il Brasile è nono, gli americani sono difficili per definizione (undicesimi), la Cina è indecifrabile anche se diciannovesima, e il Sudafrica è la squadra che ci eliminò nei quarti di finale a Shang Hai 2007. Giornata da prendere con le pinze.

I bianchi per antico pelo sono andati maluccio, avendo persino perso dal Bangladesh nel primo incontro per 28-31. Hanno proseguito con una secca sconfitta di fronte a USA 1 (10-45), una vittoria di misura contro Hong Kong (18-14) e un pareggio a quota 18 con l’Argentina, per concludere ad un triste sedicesimo posto, 2,46 VP sotto media, e una diecina dal paradiso. La buona notizia è che nella categoria i distacchi sono classicamente ridotti, ed infatti è possibile dare chance almeno fino alla ventunesima posizione, lontana ora poco più di un incontro dall’ottava.

Guidano le due americane, favorite della vigilia, seguite da Olanda, India e Polonia, tutte papabili. E’ risalita la Danimarca, e così l’Austria, per cui tutte le potenziali qualificate sono in zona promozione. Oggi Germania, Canada, Cina e Inghilterra: è ora di far apparire la propria nobilitate.

Infine il misto, che ha avuto una giornata discreta, vincendo tutti e quattro i match, e se tre erano facili nella misura di India, Brasile e Bermuda, la Svezia non si poteva considerare tale, sebbene voli bassa. Diciamo però che la misura delle vittorie è stata inferiore alle aspettative, e a guardare le mani si scoprono un po’ troppi incidenti. Il totale è comunque l’ottavo posto, quasi 20 VP sopra media, in una classifica che vede condurre USA 1 davanti a Danimarca e Polonia. Rientrata in pieno la Cina, ieri sorprendentemente derelitta e oggi quinta sebbene dopo una curiosa sconfitta contro gli Emirati Arabi Uniti. Tra le favorite stentano ancora un pochino Israele e Francia, nona e decima, e soprattutto Svezia e Inghilterra, quattordicesima e quindicesima. Ancora non pervenuta poi la Serbia.

Oggi Cina, Hong Kong, Serbia e Danimarca, ovvero una giornata molto difficile, dalla quale sarebbe bene uscire con la media.
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