Passione Bridge

Cartoline mondiali da Herning – 2

21/08/2025

Tra i tanti argomenti che mi sono cari, c’è, ai primissimi posti, la transizione ecologica e, più in generale, il rispetto per l’ambiente. Sono stato tra i primi, quindici anni fa, a montare pannelli solari sul tetto, predicavo raccolta differenziata “ante litteram”, e naturalmente possiedo un’auto elettrica. Al di là della facile polemica sui pazzoidi che per posizioni anti-scientifiche apodittiche predicano il contrario – de minimis non curat praetor, anche se purtroppo alcuni di loro sono tra i leader nostrani e mondiali – vorrei che tutti provassero a guidarne una, di auto elettriche, per poi dirmi se ritengano davvero possibile preferirne una a motore endotermico.

L’esperienza è impagabile: silenzio, comfort, guida rilassata senza l’ossessione di cambio e frizione, e per i fanatici della velocità, una risposta all’accelerazione che fa impallidire macchine sportive dai motori ruggenti, ridotte da leoni a pecore quando si schiaccia il pedale (giusto per fare un esempio, una Tesla accelera da 0 a 100 in soli tre decimi di secondo in più di una Ferrari da strada!). L’arcano è facilmente spiegato: dato che non ci sono trasmissioni meccaniche in gioco, la risposta delle ruote è immediata, ed il picco di energia viene raggiunto pressoché all’istante. Se non fossero necessariamente più (molto) pesanti causa la batteria, le auto elettriche vincerebbero facilmente ogni confronto.

Per chi poi può ricaricare la batteria a casa, e magari possiede anche pannelli solari, l’esperienza è immensamente positiva anche sotto il profilo economico: essendo tra quelli, posso quantificare il costo dell’energia a circa 0,8€ per 100km d’estate, e intorno a 1,4€ d’inverno, quando il sole è assai meno generoso. Vogliamo poi parlare del costo, pressoché inesistente, della manutenzione? Datevi all’elettrico: salvaguarderete l’ambiente, i vostri nervi, e le vostre tasche. Dimenticavo: per quelli che strillano che produrre un’auto elettrica ha un disastroso impatto ecologico, ebbene sappiano che questo è vero, ma il danno fatto viene ripagato in circa diciotto mesi per le auto più grandi.

Perché tutto questo pistolotto proprio da Herning?

Perché la Danimarca è una paese quieto e silenzioso anche grazie alle auto elettriche: l’anno scorso la percentuale di immatricolazioni di nuove auto di questo tipo è stata pari al 69% del totale, e ha sfondato quota 75% nei primi sei mesi del 2025, risultando così il secondo paese al mondo dopo l’inarrivabile Norvegia (93,8% l’anno scorso, e quasi il 97% quest’anno!). Se fate il confronto con l’Italia, dove la percentuale è di poco sopra al 6%, capirete che ci sia da arrossire. Ma il pesce puzza sempre dalla testa: in Danimarca, come in Olanda e Francia, il prezzo dell’energia alle colonnine di ricarica è calmierato (non più di 0,48€xKw), mentre non così in Italia, dove si possono superare i novanta centesimi. Ovvero, non c’è un reale impegno politico verso il rendere facilmente fruibile il servizio.
Ma veniamo al bridge, dove siamo andati meglio di quanto non facciamo in ambito ecologico, anche se le sole fanciulle sono state all’altezza delle aspettative, anzi andando ben oltre le medesime, visto che hanno accumulato ben 55,30 VP quando 40 sarebbero stati ragionevoli, e dopo tre dei quattro turni erano addirittura prime staccate. Dopo aver battuto il Canada all’esordio per 21-12, avevano infatti fatto polpette nientemeno che della Turchia campione olimpica in carica, annichilita 56-6, e infine facilmente strapazzato il derelitto Pakistan per 62-0 incassando così un ventello pieno. Purtroppo, però, è arrivata poi una secca sconfitta contro USA 2 per 38-9, e il totale è il quinto posto.

Guida l’Olanda, della quale vi ho detto del rientro di due pluri-campionesse, seguita dalla sorprendente Hong Kong, e poi da Danimarca e Australia (mezza sorpresa la prima, e sorpresa del tutto la seconda). Tra le favorite, Polonia, USA 2 e Cina sono in fila dietro di noi, mentre stentano Inghilterra, Francia, Norvegia e soprattutto Turchia, addirittura diciassettesima.

Oggi le nostre sono attese da Tunisia, Polonia, Sud Africa e Svezia nell’ordine, ovvero: tredicesime le prime, ma poco accreditate, ottime le seconde, e scarsine sia le terze che le quarte.

Note invece tutt’altro che positive nell’Open, visto che i nostri hanno concluso appena sopra media (41,49) e solo dopo una bella vittoria finale contro il Canada. Prima, molte stonature: sconfitta con il Belgio (ottima squadra peraltro), vittoria risicata contro USA 2, e sconfitta contro la Svezia.

Vola alta l’Argentina del nostro ex oriundo Agustin Madala, e seconda è quella Corea già capace di ottime cose a Buenos Aires, certo grazie anche all’attività di coaching di Andrea Manno. Terza la pericolosissima Svezia, e poi Belgio, Australia, Canada e le due americane a completare le otto qualificande. Fa notizia il nono posto della Svizzera – ma non poi troppo: la squadra è solita avere partenze lente – ma fuori, oltre a noi undicesimi, sono anche altre formazioni di grande prestigio, quali Francia, dodicesima, Norvegia, diciassettesima, e soprattutto Israele, addirittura terz’ultima.

Gli azzurri avranno oggi un cammino per metà molto semplice, ma con una asperità hors categorie e una scollinata insidiosa, dovendo vedersela con Tunisia, Svizzera, Australia e Bangladesh, ma attenzione, perché i tunisini sono decimi.

Meglio hanno fatto i capelli d’argento, settimi a dispetto dell’aver dovuto giocare in quattro causa il ritardato arrivo di Ruggero Pulga. I nostri hanno battuto la Norvegia 29-13, perso dalla Danimarca 17-6, superato di misura (24-23) il Marocco (come vi avevo detto, tutt’altro che una brutta squadra, però, ed infatti è nona), prima di battere USA 2 di Zia – la favoritissima del torneo – per 37-13. Tuttavia, questo risultato è passibile di ridimensionamento causa un giudizio arbitrale pendente.

Guida la Germania, ed è notizia abbastanza clamorosa, mentre dopo vengono squadre formidabil quali USA 1, Olanda, India e Polonia, poi Australia, noi e Nuova Zelanda a completare le otto meraviglie. Fa moderatamente notizia vedere l’Austria solo diciassettesima, e soprattutto USA 2 diciannovesima e la Danimarca campione uscente ventunesima. I padroni di casa sono stati all’altezza del loro titolo sono contro di noi.

I nostri anziani avranno oggi Bangladesh, USA 1, Hong Kong e Argentina: a parte i primi, gli altri avversari non sono troppo digeribili se non con del malox.

Concludiamo con il misto, dove la nostra formazione è al momento la peggiore dei colori italici, essendo appena sedicesima, sebbene sopra media (40,10 VP). Gli azzurri hanno vinto di misura contro gli Emirati Arabi Uniti, poi battuto il Giappone 34-24, poi superato l’Ungheria 23-16, ma sono infine andati ad infrangersi contro la favorita numero uno, la Polonia, perdendo 43-12.

Guida USA 1 della nostra Giorgia Botta, seguita dalla Danimarca, e poi Hong Kong, Inghilterra, Francia, Polonia, Australia e Giappone. In leggera difficoltà la Svezia, nona, la Cina, undicesima, e soprattutto la Cina – rocambolesca medaglia d’argento a Buenos Aires – tredicesima. Va segnalato poi il ventunesimo posto della Serbia, attesa ben più su.

Ci aspettano India, Brasile, Svezia e Bermuda, ed è logico aspettarsi un salto in avanti, visto che a parte i nordici le altre tre avversarie di giornata appaiono bocconi abbastanza morbidi (Bermuda ha appena 7,01 VP).

Hasta manana.
Torna in alto