Passione Bridge

Cartoline da Poznan – 6

26/06/2025

Ieri ho assistito ad un gustoso siparietto, il quale mi ha offerto lo spunto per la prima parte di queste nugae, o “sciocchezzuole”, utilizzando una comune traduzione di un termine di catulliana memoria (Carme I)[1].

 

Un membro dello staff, appassionato di lingua russa e capace di parlarlo decentemente, si è impegnato in una conversazione in quella lingua con un addetto alla sicurezza, e un’altra addetta, che assisteva, si è messa a mugugnare che il polacco è più bello del russo!

Può darsi, naturalmente, che ci fossero implicazioni etniche e politiche dietro al commento, e del resto i polacchi hanno motivi antichi di risentimento nei confronti dei russi, a datare da ben prima dei fatti recenti – basti ricordare lo smembramento della nazione dopo lo scellerato patto Molotov-Ribbentrop, ma molti altri esempi più antichi si potrebbero fare – ma mi voglio concentrare qui sul solo aspetto linguistico e letterario, materia che del resto mi appassiona da sempre. Inoltre, io ho un diploma di terzo livello in russo, sebbene molto datato e con pochi ricordi ma confusi: correvano i primi anni ’80 del novecento quando frequentai un corso presso l’associazione Italia-URSS di Pisa.

 

Ebbene, entrambe le lingue sono di ceppo slavo, anche se di due ramificazioni diverse: orientale il russo, e occidentale il polacco (vi faccio grazia dei sottogruppi, che non sono pochi), ma le divisioni non sono poi così nette, perché il protoslavo è, tra le antiche lingue indo-europee, quella che si è separata in lingue diverse in tempi più moderni di qualunque altra del continente. Si stima, infatti, che la divisione sia iniziata appena 1500 anni fa – niente nella storia – ed arrivata ad una qualche nettezza appena cinquecento anni dopo.

 

Se dovessimo quindi parlare di DNA delle due lingue, potremmo affermare che la corrispondenza genetica tra le stesse è tale da farle sembrare quasi gemelle, ma in realtà i due popoli, parlando tra di loro, non si capiscono pressoché per nulla, se non intuendo qualche parola qua e là (io acciuffo qualche parola polacca grazie al mio scarso russo, ma si tratta di rara avis). In realtà, la lingua più vicina al polacco è il serbo-croato (ma questa definizione va lasciata ai linguisti: serbi e croati, nel più puro stile nazionalista così amato ai tempi nostri, ci tengono alla separazione dei termini, anche se le differenze sono al massimo quelle che si riscontrerebbero tra l’italiano parlato nella mia natia Pisa e quello di Firenze), mentre per il russo i viciniori sono bielorusso e ucraino. Molto lo fa la pronuncia – il polacco ne ha una davvero peculiare, con tutte quelle sequenze di czys che suonano come incomprensibili sibili serpenteschi – Lord Voldemort avrebbe forse potuto impararlo! – ma in realtà, sebbene siano entrambe lingue declinate come latino e greco, presentano profonde differenze nella struttura della frase, e nella ricchezza del vocabolario.

 

[1] Cui dono lepidum novum libellum  arida modo pumice expolìtum? Corneli, tibi: namque tu solebas meas esse aliquid putare nugas…

Queste si riflettono – a detto di glottologi e linguistici – sulla capacità espressiva di una lingua, perché la flessibilità della struttura e le sfumature legate alle diverse parole che indicano concetti simili è proprio l’aspetto che permette di volare più in alto, e in questo i mie libri dicono che vince il russo (se vi può interessare, la nostra bella lingua italica, unanimemente considerata la più bella in quanto a suono, non è molto in alto nella scala, ed in effetti è ingabbiata in una struttura grammaticale e sintattica molto rigida, ed ha una quantità di lemmi molto interiore ad altre), lingua che si colloca molto in alto nella graduatoria delle lingue letterarie, battuta, in Europa, dal solo tedesco (altra lingua declinata: forse sarebbe stato meglio continuare a parlare latino!).
Sto comunque approfondendo: sono arrivato alla lezione 235 di polacco su duolingo, abbastanza per poter affermare che non ci capisco niente!

Ma veniamo al bridge, dove i balbettii sono comuni e così le incomprensioni, e specie in un campionato misto, dove le coppie sono assai di frequente raffazzonate all’ultimo momento.
Servirebbe un traduttore simultaneo di licite e controgioco: che l’IA possa aiutare?

Perdonate il sarcasmo, o se preferite absit injuria verbis, perché sebbene il livello sia inevitabilmente più basso che nell’open, e che questo nulla abbia a che vedere con la presenza di signore e signorine (non sia mai che proprio io venga accusato di sessismo, generale e/o bridgistico), il fatto rimane che campionissimi e campionissime infestano il Poznan Congress Center, e quindi il livello medio rimane astronomico per gli standard nostrani.
Inizio dal darvi conto dei quarti di finale delle squadre miste, incontri i quali, diversamente dai primi turni, sono stati quasi tutti dei “washout”, per dirla nella lingua di Shackespeare. Il più sorprendente è stato quello tra Edmonds e YOSHKA, non tanto perché ha vinto la seconda – aveva addirittura un campione del mondo in più degli avversari, cinque contro quattro (ma la ragione per la quale era favorita la prima risiede nella maggiore esperienza delle coppie) – quanto per la facilità: 101-51 vincendo i primi tre tempi e pareggiando l’ultimo.

Ha dominato anche la “nostra” FERM contro AKINOM, vincendo 121-59 accusando solo un piccolo deficit nelle ultime mani, e altrettanto ha fatto SZPILKA (mille teste coronate anche qui, come nel sestetto avversario) contro JANICE, ma ASHE ha dovuto sudare le proverbiali sette camice per piegare CROAZIA, dominando l’ultimo tempo per passare da +4 a +36. Oggi vedremo quella che si potrebbe definire una finale anticipata tra YOSHKA e FERM in alto, mentre in basso troviamo ASHE contro SZPILKA.

Tra i Seniores sono andate in scena già le semifinali, e qui DENMARK ha strapazzato DUTCH SENIORS nel primo tempo, vinto 70-16, poi ha aggiunto qualcosina, abbastanza per resistere al furioso assalto degli indomiti avversari, arenatosi sul 113-128.

Altrettanto, se non più drammatico è stato l’altro match, quello tutto polacco tra T3M (prima o poi scoprirò cosa vuol dire!) e 11JASZCZAK (e questo lo so: è la compagnia dello sponsor). La netta favorita era la seconda, ma è partita orribilmente, subendo un secco 7-51 nella prime quattordici mani. E’ seguita una rimonta lenta, coronata solo in prossimità del traguardo: 119-101 il risultato finale.

Ancora presto per diffondermi su coppie miste, coppie senior e BAM, ma vi posso per il momento dire che CASSIO è undicesima nel BAM, e questo basterebbe per la finale (se ne qualificheranno da sedici a diciassette), e Cecere-Marcelli sono decimi nella semifinale A del coppie miste, e anche questo basta per la qualificazione: saliranno in Finale A le prime ventitré. Non abbiamo rappresentanti tra i capelli di spuma, o canuti che dir si voglia (ricordate l’Odissea televisiva, causa prima del mio amore per i classici: “remavano sul canuto mare”?).

Sfidando la russofobia, nella convinzione che la lingua e la cultura nulla c’entrino con i fatti in corso, vi saluto con
на русском: увидимся завтра (in russo: arrivederci a domani)
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