Passione Bridge

Cartoline da Poznan -7

27/06/2025

 

Ieri vi ho parlato delle differenze tra la lingua polacca e quella russa, ma come si sono espressi i due popoli in letteratura, attraverso quelle lingue? Più in generale, come si colloca la letteratura polacca nell’ambito, quanto meno, di quella occidentale?

Ebbene, cominciamo dal dire questo: un avido, onnivoro lettore come lo scriba ha sui suoi scaffali solo tre autori polacchi, e due di loro non hanno scritto in polacco! Cominciamo da questi ultimi due: Izak Bashewis Singer e Joseph Conrad. Il primo, notoriamente, è il più grande autore di sempre in Yiddish, ovvero il miscuglio di tedesco tardo-gotico, ebraico biblico e qualche parola slava qua e là, parlato dagli ebrei ortodossi nell’Europa orientale (e tutt’ora usato dagli ultra-ortodossi cassidici sia in Israele che altrove, poiché loro pensano che l’ebraico debba essere riservato alla preghiera). E quella fu l’unica lingua che mai utilizzò (forse non è un caso che suo padre fosse proprio un rabbino cassidico), sia nei suoi romanzi che nelle numerosi pièce teatrali, sebbene, una volta rifugiato in America nel 1935, si impegnò anche in un corposo lavoro di traduzione. Con buona pace del polacco.

Né scrisse mai in polacco Józef Teodor Konrad Korzeniowski, ma in questo caso con molte scusanti in più, visto che si trasferì altrove già sedicenne per seguire la sua aspirazione marinara, impiegandosi nella marina mercantile. Il suo è un caso davvero unico: la sua conversazione in inglese rimase scadente per tutta la vita, peggiorata da un accento pesantissimo, eppure questo non solo non si è riflesso nelle opera scritte, le quali sono sempre state considerate un esempio di stile. Se potete farlo, vi raccomando caldamente di leggere almeno Heart of darkness (Cuore di tenebra) in lingua originale.

Quel è, dunque, l’unico autore, o meglio autrice presente nella mia libreria (meglio dire librerie: ho libri sparsi ovunque)? Si tratta di Maria Wislawa (si legge Wisuawa) Szymborska, la grandissima poetessa premio Nobel per la letteratura nel 1996.
Ho una corposa raccolta delle sue opere, ma sono lungi dal possedere tutti i suoi libri, dato che la sua produzione è stata quasi sterminata (e non tutta di livello eccelso, devo dire). Qui cercherò di procurarmene almeno uno col testo inglese a fronte.

Perché tanta aridità? Difficile a dirsi, e certo non credo sia legato alla lingua, tuttavia il fatto rimane che la quasi totalità della produzione letteraria polacca è stato di stampo patriottico ed irredentista, spesso con venature romantiche, ovvero, mi si permetta, un tantino noioso (aspetto smentite, e del resto, non avendo letto nulla, mi è difficile dare un giudizio: quello che vi ho offerto proviene da qualche ricerca),

Non credo di dover aggiungere altro in merito alla comparazione con la letteratura russa, la quale giganteggia nella storia mondiale grazie ad un numero sterminato di autori straordinari, antichi e moderni, ma qualcosa si può dire in merito alle ragioni. Da un lato abbiamo un popolo continuamente smembrato, oppresso, angariato da più parti nella storia, mentre dall’altro abbiamo una razza padrona, che certo ha avuto più tempo e modo di dedicarsi alla letteratura della prima, anche se per secoli si è trattato di un fenomeno elitario, dato che la popolazione russa era analfabeta al 99%(sic!) fino alla Rivoluzione d’Ottobre del 1917.
Ma è ora di passare al bridge – Szymborska, tra l’altro, ne era una praticante appassionata – cominciando dalla competizione a Squadre Senior, perché ieri è stato assegnato il primo titolo del campionato proprio in quella categoria. Si fronteggiavano quattro sesti dei campioni del mondo danesi di Marrakesh (Peter e Dorthe Shalz, Cilleborg Hansen e Steen Shou), e sei polacchi quattro dei quali campioni del mondo di vario genere, ovvero Kzczrystof Maertens e Piotr Tuszynski (un olimpiade), Marek Szimanowski (un mondiale a coppie open), Apolinary Kowalski (un mondiale a coppie miste) affiancati da due Slawomir Bak e Andzrej Jaszczak. Hanno vinto i secondi, dopo aver perso il primo tempo di 14 IMP con gli sponsor in campo, ma hanno poi dilagato vincendo 110-52.

Nel frattempo si giocavano le semifinali delle squadre miste, che ci hanno recato la bella notizia dell’accesso in finale di FERM dei tesserati di Addaura Andrea Manno e Ida Gronkvist.
A farne le spese è stata YOSHKA, altra formazione imbottita di campionissimi, ma c’è voluta una lunga battaglia per prevalere, anche se il risultato finale sembra abbastanza confortevole (139-106). Non ha invece avuto problemi ASHE, larghissima vincitrice su SZPILKA per 173-113 (notate l’altissimo punteggio!). Non perdetevi BBO oggi, a partire dalle dieci del mattino e fino alle 19.30.

Epilogo finale, oggi, anche nel BAM, nel coppie miste e nel coppie senior.
Nel primo caso registro la bella soddisfazione di vedere CASSIO in finale!

un’autentica impresa quella di Berrettini, Di Lorenzo, Iavicoli e Laitano, perché sia il campo di gara, che il tipo di competizione sono i più duri possibili, ed arrivare sesti è davvero rimarchevole. Bravi!
Molto male, invece, sia MULTON che BRENO.
Comanda DUTCHIES, e seguono uno stuolo di campioni del mondo.

Tra le coppie miste fuori tutte e due le nostre coppie,
Cecere-Marcelli e Bianchi-Catellani (anche se quest’ultimo è in realtà iscritto a Monaco), e per distacco, dopo che i primi aveva fatto molto ben sperare nella prima giornata. Conduco gli americani Grossak-Kolesnik, in testa dalla prima all’ultima carta.

Non avevamo rappresentanti tra le coppie senior: mi limito a ricordare che la Semifinale A è stata vinta da Kierznowski-Wala, e che la semifinale B ha visto il successo di Bizon-Blat, e questa è una notizia non per il risultato in sé, ma per il fatto che i due, campioni del mondo e d’Europa Senior a coppie e a squadre, non avrebbero dovuto trovarsi lì.

Vi saluto col pezzetto di una poesia, ovviamente della Szymborska: “Ad alcuni piace la poesia”:

Ad alcuni piace la poesia

Ad alcuni –
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.
[…]
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