Ieri vi ho parlato delle differenze tra la lingua polacca e quella russa, ma come si sono espressi i due popoli in letteratura, attraverso quelle lingue? Più in generale, come si colloca la letteratura polacca nell’ambito, quanto meno, di quella occidentale?
Ebbene, cominciamo dal dire questo: un avido, onnivoro lettore come lo scriba ha sui suoi scaffali solo tre autori polacchi, e due di loro non hanno scritto in polacco! Cominciamo da questi ultimi due: Izak Bashewis Singer e Joseph Conrad. Il primo, notoriamente, è il più grande autore di sempre in Yiddish, ovvero il miscuglio di tedesco tardo-gotico, ebraico biblico e qualche parola slava qua e là, parlato dagli ebrei ortodossi nell’Europa orientale (e tutt’ora usato dagli ultra-ortodossi cassidici sia in Israele che altrove, poiché loro pensano che l’ebraico debba essere riservato alla preghiera). E quella fu l’unica lingua che mai utilizzò (forse non è un caso che suo padre fosse proprio un rabbino cassidico), sia nei suoi romanzi che nelle numerosi pièce teatrali, sebbene, una volta rifugiato in America nel 1935, si impegnò anche in un corposo lavoro di traduzione. Con buona pace del polacco.
Né scrisse mai in polacco Józef Teodor Konrad Korzeniowski, ma in questo caso con molte scusanti in più, visto che si trasferì altrove già sedicenne per seguire la sua aspirazione marinara, impiegandosi nella marina mercantile. Il suo è un caso davvero unico: la sua conversazione in inglese rimase scadente per tutta la vita, peggiorata da un accento pesantissimo, eppure questo non solo non si è riflesso nelle opera scritte, le quali sono sempre state considerate un esempio di stile. Se potete farlo, vi raccomando caldamente di leggere almeno Heart of darkness (Cuore di tenebra) in lingua originale.