Passione Bridge

Cartoline da Poznan – 4

24/06/2025

Torno subito sulla musica, perché il Daily Bulletin mi ricorda oggi un evento del quale sono stato testimone diretto: un meraviglioso, stupendo concerto al quale ho assistito nel 2006, quando Varsavia ospitò per la seconda volta nella sua storia i Campionati Europei per squadre nazionali.

 

Suonava Waldemar Malicki, una celebrità di eccezionale livello quaggiù, perché non si tratta di un semplice interprete di musica classica, per quanto eccezionale anche in quel campo, ma di un performer di ogni genere di musica adattabile al pianoforte (e al violoncello: è formidabile anche con quello strumento) nonché un uomo di ironia travolgente.

 

Ebbene, riandando a quanto dicevo ieri sullo sconfinato amore dei polacchi per la musica, ebbe a fare una battuta davvero gustosa e feroce (contro il nazionalismo): il 98% dei polacchi è composto da eroi nazionali, ma il rimanente 2% sono pianisti!

Sempre dal Daily Bulletin, del quale non posso che raccomandare la lettura e dal cui schema, – creato dal padre di tutti noi giornalisti di bridge, Mark Horton – che prevede un po’ di cronaca locale prima del molto bridge, ho tratto io stesso ispirazione, vi riporto la seconda nota di giornata, ovvero un articolo di grande interesse relativo all’utilizzo del bridge in medicina.

Si tratta di un progetto, finanziato anche dalla EBL e dalla WBF, nato dall’idea del mio caro amico Marek Malysa, un delizioso gentiluomo polacco di altri tempi, già professore universitario a Dansk, o Danzica che dir si voglia. Marek, di formazione matematico – insegnava analisi superiore – ebbe l’idea di coinvolgere i suoi colleghi di ateneo in un gruppo di lavoro interdisciplinare che studiasse gli effetti del bridge in ambito clinico e sociale, e grazie alle sue capacità di convincimento è riuscito a creare nel tempo gruppi del genere in diverse università polacche, e anche qui a Poznan.

Sapevo già degli esiti delle ricerche in merito all’utilità contro il declino cognitivo, e a quelle relative alla riduzione dell’aggressività sociale e personale (forse qualcuno potrebbe pensare il contrario, ma l’homo bridgisticus è in realtà assai più mansueto di altri tipi di homo sapiens sapiens, quanto meno al di fuori del suo habitat naturale, dove invece si scatena contro compagni ed avversari!), ma qui sono state presentati due nuovi studi, ovvero uno relativo agli effetti sulla depressione sia a breve che a lungo termine, e quelli sul sollievo nell’ambito delle malattie oncologiche.

Gli studi vanno avanti da oltre quindici anni, e non si può che essere grati a chi se ne è occupato e se ne occupa con tanta passione. Tra l’altro, Marek e il suo team sono disponibili a condividere tutto quanto con le federazioni e gli studiosi che siano interessati, e non si tratta, a mio parere, di un’offerta da poco, visto che certe informazioni sono molto utili quando si abbia a discutere con le autorità in merito a finanziamenti ed aiuti.

Per concludere l’argomento, ricordo che una ventina d’anni fa fu Warren Buffet – sì, proprio il miliardario americano, grandissimo appassionato di bridge così come Bill Gates – a pagare uno studio sugli effetti del bridge sull’Alzheimer, finanziando una ricerca condotta in molte case di cura statunitensi, e anche in quel caso i risultati furono illuminanti.
Ma veniamo al bridge giocato, che vedrà oggi una giornata di picco non da poco in termini di partecipazione, dato che avremo complessivamente in gara 164 tavoli, suddivisi tra Mixed Pairs, Mixed Teams, Mixed BAM Teams, Senior Teams e Senior Pairs: un bello sforzo davvero per l’organizzazione, ma non sarà il record del campionato, perché nella seconda metà mi aspetto di superare i 200 tavoli quando a scendere in pista sarà l’Open (e le signore).

Cominciamo dunque da quella che è al momento la competizione principale, ovvero lo squadre miste, che ieri era allineata ai sedicesimi di finale, e cominciamo dagli italiani. Ebbene, abbiamo perso sia la MULTON di Cima, Dessì, Donati e Chavarria che la NETTLETON di Simonetta Paoluzi (e Giorgia Botta l’americana de Roma), mentre ha superato il turno la FERM di Andrea Manno (e Ida Gronkvist, svedese ma tesserata per Addaura).

Nel primo caso, era facile profetizzare che avessero scelto molto male quando hanno selezionato i turchi di MENTALIST, se non altro perché tra di loro c’è la fresca campionessa del mondo Dylek Dyvas (la vediamo spesso dalle nostre parti), o almeno ci si potevano aspettare grosse difficoltà, ma è andata ancora peggio, dato che, dopo essere partiti 22-0, da quel momento in poi i nostri hanno subito un terrificante parziale di 128 a 20 e hanno abbandonato dopo tre tempi.

NETTLETON ha invece dato vita ad una partita durissima contro AKINOM, un vero braccio di ferro dove i distacchi sono sempre stati minimi, ma alla fine hanno dovuto soccombere 107-97.

Anche FERM, la quale è probabilmente la squadra favorita insieme a EDMONDS (quest’ultima non ha avuto problemi), ha sofferto per un lungo tratto prima di staccarsi nettamente nell’ultimo quarto e vincere 97-65.

Quattro dei sedici incontri sono stati vinti da teste di serie inferiori, e tra i giganti in fuga spicca nettamente GUPTA, che aveva Zia e altri campioni del mondo assortiti, ma che è stata quasi strapazzata da ASHE. E notevole anche la sconfitta di THE IMMIGRANTS di Auken, Cullin, Michielsen e Welland (quattro campioni del mondo), capace di farsi rimontare 36 IMP nell’ultimo tempo per perdere da una squadra lituana (fatale uno slam mantenuto da una parte e caduto dall’altra). Questo a sottolineare quanto alto sia il livello medio.

Tra gli otto incontri di oggi spicca proprio quello di FERM, che se la vedrà con DE BOTTON, ma sono tutti interessanti.


Ci sono diversi italiani anche nel coppie, così che vi invito a dare un’occhiata alla classifica, ma nel frattempo vi segnalo che i primi dei nostri sono Amedeo Cecere e Cristina Marcelli, settimi. Bisogna entrare all’incirca tra le prime cinquantacinque coppie (il numero esatto dipende da quante ne possono entrare dalle squadre) per accedere alla Semifinale, e ci vorrà circa il 51,5%.

Ad majora
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