Una delle cose che più mi hanno impressionato nel corso dei miei tanti viaggi in terra di Polonia è la grandissima passione per la musica, e ancor più per la profonda cultura in merito, diffusa ad ogni livello sociale. E non parlo di canzonette: qui i teatri dell’opera e le sale da concerto sono molto numerosi, ed è frequentissimo imbattersi in esibizioni di musica classica all’aperto, in giro per parchi e piazze.
La capillarità di tanto amore per gli strumenti classici si riflette nella trasversalità, in termini di età, degli spettatori di queste frequenti rappresentazioni, i quali sono spesso molto più composti da ragazzi giovanissimi che non il contrario, e le statistiche ufficiali parlano infatti di una percentuale altissima di persone in grado di suonare almeno uno strumento, il quale è prevalentemente a corda: su tutti spicca infatti il violino, ma anche il violoncello è in alto nella lista.
Proprio per questo, la Polonia ha una grande tradizione liutaia sviluppatasi a partire dal diciottesimo secolo, ed è qui, quattordici anni fa, che acquistai il violino di taglia media allora suonato dalla minore delle mie figlie (peccato che abbia però abbandonato la pratica). Ieri sono passato per caso vicino al negozio in questione, vicino al quale si esibiva nel frattempo un pianista in un brano di Listz, coniugando così uno di quegli evocativi ricordi che affollano la mente di noi poveri vecchietti, e che ci rimandano ai bei tempi nei quali tutto era giovane intorno a noi.
Chi non ha mai sospirato, infatti, sulle parole “eh, come crescono in fretta”, “come era piccola ai quei tempi e ora è una donna” (o varianti sul tema) e così via?
Lo scriba è oggi nostalgico, come avrete capito, ma la splendida città ospitante si presta, con il suo patrimonio di bellezza fisica e sparsa nell’aria.