Passione Bridge

Cartoline da Poznan – 3

23/06/2025

Una delle cose che più mi hanno impressionato nel corso dei miei tanti viaggi in terra di Polonia è la grandissima passione per la musica, e ancor più per la profonda cultura in merito, diffusa ad ogni livello sociale. E non parlo di canzonette: qui i teatri dell’opera e le sale da concerto sono molto numerosi, ed è frequentissimo imbattersi in esibizioni di musica classica all’aperto, in giro per parchi e piazze.

La capillarità di tanto amore per gli strumenti classici si riflette nella trasversalità, in termini di età, degli spettatori di queste frequenti rappresentazioni, i quali sono spesso molto più composti da ragazzi giovanissimi che non il contrario, e le statistiche ufficiali parlano infatti di una percentuale altissima di persone in grado di suonare almeno uno strumento, il quale è prevalentemente a corda: su tutti spicca infatti il violino, ma anche il violoncello è in alto nella lista.

 

Proprio per questo, la Polonia ha una grande tradizione liutaia sviluppatasi a partire dal diciottesimo secolo, ed è qui, quattordici anni fa, che acquistai il violino di taglia media allora suonato dalla minore delle mie figlie (peccato che abbia però abbandonato la pratica). Ieri sono passato per caso vicino al negozio in questione, vicino al quale si esibiva nel frattempo un pianista in un brano di Listz, coniugando così uno di quegli evocativi ricordi che affollano la mente di noi poveri vecchietti, e che ci rimandano ai bei tempi nei quali tutto era giovane intorno a noi.

Chi non ha mai sospirato, infatti, sulle parole “eh, come crescono in fretta”, “come era piccola ai quei tempi e ora è una donna” (o varianti sul tema) e così via?

 

Lo scriba è oggi nostalgico, come avrete capito, ma la splendida città ospitante si presta, con il suo patrimonio di bellezza fisica e sparsa nell’aria.

Ahimè, è tempo di tornare sulla terra e di occuparsi del prosaico bridge, seppure di livello alato come in nessuna parte del mondo.

E’ giunta dunque a conclusione la fase di qualificazione della competizione a squadre miste, evento oramai quasi altrettanto popolare dell’Open, e a questo contribuisce non poco il romanticismo, dato che molte sono le coppie che si presentano ai tavoli mano nella mano, salvo scoppiarsi rapidamente ai primi litigi a base di picche, cuori, quadri, fiori e senz’atout.

Peynet ha però ben poco a che vedere con le formazioni più forti, perché quelle sono mosse dall’amore sì, ma quello per il gioco dei facoltosi finanziatori, e quello per i pingui ingaggi da parte dello sciame di professionisti che convengono quaggiù offrendo i loro servigi.

Non c’è squadra di vertice che non sia sostenuta da uno sponsor, e se ne contano a diecine: un bel fatturato, non c’è che dire.
Ma proprio questo fa sì che il livello di competitività sia stratosferico, ed è inevitabile che le teste dei giganti rotolino numerose nella polvere, e questo campionato non ha fatto eccezione: fa specie trovare ai posti 80, 81 e 83 formazioni piene di teste coronate come ALPERT, BRENO e ROSENTHAL, sprofondate in un baratro oscuro fin dall’inizio e mai più capaci di risollevarsi, ma il boia ha esecutato molti altri imperatori ed imperatrici, e persino alcuni dei quali, novelli Robespierre, erano
Al potere fino ad un secondo prima di finire dal lato sbagliato della lama di Madame Guillotine.
E’ il caso, per esempio, di Team Honeymoon (sì, proprio “luna di miele”; due dei componenti, professionisti americani, si sono sposati pochi giorni fa ed erano forse distratti dall’evento), passata dagli altari dei tavoli uno e due al quarantottesimo posto nell’arco di tre incontri, o di Sushi Belt, qualificatissima fino a un passo dall’epilogo.
E tanto destino amaro è toccato anche alla nostra MARCELLI, fuori da giochi proprio nell’ultimo, fatale giro di pista dopo essere stata saldamente tra le prime per nove turni su dieci.
Sic transit gloria mundi sembra scritto appositamente per circostanze come queste: potevo non citare l’adagio?

E’ pressoché impossibile fare pronostici in merito ai sedicesimi di finale odierni, anche se qua e là ci sono delle evidenti favorite.
Mi limiterò quindi a segnalarvi gli incontri con italiani, a partire dalla FERM di Andrea Manno, ovvero una delle più papabili per il titolo, che incontra MAURITIUS MIXED (olandesi, con un ricco sponsor anch’essi e campioni del mondo assortiti: non poi così semplici da battere). MULTON di Cima, Dessì, Donati e Chavarria ha scelto una squadra turca a mio parere pericolosissima, ma di facili non ce ne sono.

Proprio i quattro italiani di Multon hanno brillato nella Butler, finendo entrambe molto in alto, e niente male sono state anche altre prestazioni nostrane sebbene non coronate dalla qualificazione.
Peccato per alcuni inattesi, inopinati disastri.

porozmawiamy później (a dopo)
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