Nel mio gironzolare per il mondo arbitrando e organizzando bridge (nonché, occasionalmente, giocandolo anche), ho avuto spesso modo di notare una comparazione impietosa tra alcuni aspetti amministrativi e organizzativi di altri apparati statali rispetto al nostro.
Non è qui il caso di citare paesi come la Cina, perché il raffronto fra i due tipi di forme di governo non lo permette, ma è facile, invece, fare il confronto con luoghi come l’Australia, i paesi scandinavi da dove sono passato spesso, e appunto la Polonia dove mi trovo adesso. Ebbene, seppure con differenze di rilievo – nel citare la Scandinavia, per esempio, e così l’Australia, tenete a mente che si parla delle nazioni col livello più basso di corruzione al mondo: nell’ordine Norvegia, Svezia e Danimarca occupano i primi tre posti, e gli Aussie sono quinti, mentre noi siamo molte diecine di posizioni più sotto – il denominatore comune è sempre lo stesso: l’apparato burocratico è infinitamente meno invasivo e incredibilmente più efficiente del nostro. Questo vale anche qui, sebbene la corruzione nelle amministrazioni polacche, locali e statali, non sia così bassa (ma meglio che da noi: per quello ci vuole poco, e solo la Grecia ci batte nella UE).
Al riguardo cito sempre un famoso esempio: mi trovavo a Brisbane, ospite di amici prima di lavorare come arbitro nel torneo di Gold Coast, una cittadina balneare 70 km più a nord, e venni portato a fare un giro in quella che, fino a pochi anni prima, era la zona industriale. Con l’espandersi della città – come tutte i principali centri australiani, Brisbane è situata alla foce di un fiume – si era reso necessario spostare quest’area 20 km più nell’interno, ma molto saggiamente, invece di demolire tutto, le strutture esistenti vennero sottoposte ad un procedimento noto in architettura come “restauro industriale conservativo”. Ovvero, tutto venne riconvertito in teatri, scuole, università, strutture sportive di ogni genere, e così via, lasciando però intatti gli elementi originali.
Quando, curioso, domandai quanto tempo ci fosse voluto per realizzare tutto ciò, la risposta mi lasciò basito, sebbene non del tutto sorpreso: due anni! Ovvero, un tempo che da noi non basta nemmeno per decidere su quale modulo deve essere scritto l’ordine del giorno della commissione che si deve occupare delle prime valutazioni.