Passione Bridge

Cartoline da Poznan – 14

04/07/2025

Nel mio gironzolare per il mondo arbitrando e organizzando bridge (nonché, occasionalmente, giocandolo anche), ho avuto spesso modo di notare una comparazione impietosa tra alcuni aspetti amministrativi e organizzativi di altri apparati statali rispetto al nostro.

 

Non è qui il caso di citare paesi come la Cina, perché il raffronto fra i due tipi di forme di governo non lo permette, ma è facile, invece, fare il confronto con luoghi come l’Australia, i paesi scandinavi da dove sono passato spesso, e appunto la Polonia dove mi trovo adesso. Ebbene, seppure con differenze di rilievo – nel citare la Scandinavia, per esempio, e così l’Australia, tenete a mente che si parla delle nazioni col livello più basso di corruzione al mondo: nell’ordine Norvegia, Svezia e Danimarca occupano i primi tre posti, e gli Aussie sono quinti, mentre noi siamo molte diecine di posizioni più sotto – il denominatore comune è sempre lo stesso: l’apparato burocratico è infinitamente meno invasivo e incredibilmente più efficiente del nostro. Questo vale anche qui, sebbene la corruzione nelle amministrazioni polacche, locali e statali, non sia così bassa (ma meglio che da noi: per quello ci vuole poco, e solo la Grecia ci batte nella UE).

 

Al riguardo cito sempre un famoso esempio: mi trovavo a Brisbane, ospite di amici prima di lavorare come arbitro nel torneo di Gold Coast, una cittadina balneare 70 km più a nord, e venni portato a fare un giro in quella che, fino a pochi anni prima, era la zona industriale. Con l’espandersi della città – come tutte i principali centri australiani, Brisbane è situata alla foce di un fiume – si era reso necessario spostare quest’area 20 km più nell’interno, ma molto saggiamente, invece di demolire tutto, le strutture esistenti vennero sottoposte ad un procedimento noto in architettura come “restauro industriale conservativo”. Ovvero, tutto venne riconvertito in teatri, scuole, università, strutture sportive di ogni genere, e così via, lasciando però intatti gli elementi originali.

 

Quando, curioso, domandai quanto tempo ci fosse voluto per realizzare tutto ciò, la risposta mi lasciò basito, sebbene non del tutto sorpreso: due anni! Ovvero, un tempo che da noi non basta nemmeno per decidere su quale modulo deve essere scritto l’ordine del giorno della commissione che si deve occupare delle prime valutazioni.

L’aggancio con Poznan risiede nel fatto che, come vi dissi, in questa città si è già giocato nel 2011, e non solo: la sede di gara è, nominalmente, la stessa, il Poznan Congress Center, ma non è nemmeno lontana parente della struttura precedente.

Dove c’era un enorme capannone in decadenza – in quello si disputò l’europeo di allora – adesso c’è un centro nuovissimo, e intorno ad esso sono stati edificati molti altri padiglioni che ospitano varie attività, ed in particolare concerti ed attività sportive, e la società proprietaria ha in progetto un’ulteriore espansione a base di alberghi da cinque a due stelle, e ben ventiquattro ristoranti di vario genere. Da quanto è in atto questa ristrutturazione? Tre anni!

E badate bene, qui non c’è solo cemento, perché l’intero progetto già prevede parchi interni e alberi ovunque, e se lo guardate dal di fuori scoprirete come sia perfettamente integrato nel tessuto urbanistico e paesaggistico della città, tanto che lo si nota appena. Notate qualche differenza col Belpaese?
Temo che molto risieda in un’altra differenza che si può rilevare da un altro aneddoto: anni fa, a Canberra, l’allora ministra dell’economia venne a salutare i partecipanti al festival, presentandosi da sola, a piedi (il parlamento era a circa 1 km dal luogo di gara), e vestita modestamente. Disse due parole gentili, e da sola e a piedi se ne tornò al lavoro senza alcuna cerimonia, inchini, scorte e così via.

Meditate, gente.
Per alleviare la tristezza, parliamo ora del bellissimo sorriso esibito dalle nostre ragazze di TERSCH, capaci di una splendida cavalcata fino alla finale, fermata solo nelle ultime quattordici mani dalle professioniste polacche di PARKER (americana la sponsor).

Sono state impeccabili fino a quel momento, dato che erano entrate in gara al decimo posto del seeding e quindi già accedere ai KO non era scontato (entravano le prime otto).
Hanno poi battuto, da sfavorite, sia la nazionale olandese nei quarti che quella francese in semifinale, e lo fanno in entrambi i casi senza quasi soffrire. Una bellissima soddisfazione per loro e per il bridge italiano. Brave, di nuovo, Monica Aghemo, Caterina Burgio, Cristina Marcelli, Claudia Pomares e Federica Tersch e applausi a scena aperta.

Nello squadre Open si è arrivati alle semifinali, con una sola corazzata ancora in gioco, ZIMMERMANN, ma le altre tre hanno comunque giocatori molto forti al loro interno, anche se i turchi di JOE HYDRO non erano attesi così in alto (non chiedetemi il perché del nome!).

Oggi termina la fase di qualificazione di coppie open, coppie signore e BAM, e domani ci saranno i botti finali con ben quattro medaglie d’oro da assegnare.

Non vemos manana.
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