Passione Bridge

Cartoline da Poznan – 12

02/07/2025

Ieri ho avuto una esperienza culinaria di altissimo livello, e così dopo la politica e la storia torno ad un altro argomento a me caro, assai più prosaico degli altri due, ma non poi così slegato da loro: non è un caso che si utilizzi l’espressione “votare con la pancia”. Inoltre, vale la pena di aggiungere che esistono infiniti trattati che si occupano del legame tra la cultura di un popolo e quello che mangia o ha mangiato.

 

Tra tutti, mi ha sempre affascinato la relazione – apparentemente un ossimoro – tra il cibo piccante ed i paesi più caldi, la quale nulla ha a che vedere col gusto: le spezie ed il piccante hanno un qualche effetto disinfettante e soprattutto coprono odori e sapori di cibi che stanno andando a male, o sono già marciti, come appunto accade rapidamente a temperature più alte. Illuminante la storia della nascita di HIV e del suo spillover, ovvero il salto di specie tra le scimmie e l’uomo, quasi certamente causata, circa un secolo fa, dal consumo di carne di scimmia avariata coperta dal piri-piri, un intruglio piccantissimo molto diffuso in Africa.

 

Ma non era carne di scimmia avariata quella che ho consumato ieri sera, in un bel ristorante di cucina moderna nella periferia di Poznan, allocato in un edificio a mattoni in vista e con un ampio giardino: una combinazione che già predisponeva l’animo dello stanco viandante. Come spesso accade in luoghi dove non c’è una definita tradizione culinaria, anche in Polonia si è sviluppata una cucina di vertice che pesca da  influenze diverse, ma non di rado con grande attenzione alla tecnica.

 

Così è stato anche ieri sera, dato che ho iniziato con dei maccheroncini fatti in casa con cacio e pepe per poi proseguire con dell’agnello cotto a bassa temperatura e servito con verdure varie in una delicatissima salsa alla crema. Ovvero, un piatto italianissimo (ma con una concessione all’innovazione: degli asparagi bianchi, croccantissimi e saporiti che si sposavano benissimo col resto) seguito da uno di evidente ispirazione francese, ma entrambi eseguiti quasi alla perfezione e utilizzando materie prime eccellenti.

I maccheroncini erano perfettamente al dente, la salsa leggermente liquida ma eseguita utilizzando del vero pecorino romano e una combinazione di pepi.

L’agnello era un perfetto esempio di come la CBT riesca a valorizzare certi tipi di carne (e non solo: provate quella tecnica per il baccalà, per fare un esempio, e non lo cuocerete mai più in altro modo, ma lo stesso vale per molti altri pesci): rosato, succoso e tenerissimo. Molto ben eseguite anche le verdure e, soprattutto, la salsa.

Devo però dire che il dessert – una financier ai frutti di bosco e rabarbaro – sebbene eseguito discretamente era un po’ banaluccio, ma in merito ai dolci sono forse troppo esigente, causa la mia passione per essi e la qualità con la quale riesco a farmeli da solo.

Per concludere la recensione del locale – che si chiama SPOT: segnatevi questo nome se passate di qui – aggiungo che la carta dei vini è sontuosa, piena com’è di etichette di vini di Borgogna di gran pregio, e di champagne altrettanto titolati. Ma lasciando stare quelli, si può ancora bene benissimo a base di italiani, spagnoli, californiani e oltre, rimanendo in limiti di spesa impensabili dalle nostre parti per una qualità di quel tipo. In definitiva, vi ho trovato un’altra buona ragione per affrettarvi a prenotare una vacanza in Polonia!
Ma veniamo al bridge, partendo dai risultati dei nostri colori e soprattutto dal settore rosa, perché le rappresentanti di TERSCH ci hanno regalato la bella soddisfazione di assicurarsi almeno la medaglia di bronzo.
Hanno infatti battuto nei quarti di finale la nazionale olandese – dominando per tre tempi prima di cedere qualcosa nell’ultimo e concludere 134-105 – e dato che non c’è la finale terzo e quarto posto, male che vada oggi contro la nazionale francese (di fatto, se non di nome, si tratta delle vice-campionese europee di Herning) saliranno sul podio.

Muy bien, o 很好(hen hao, molto bene in cinese, con dedica a Cristina Golin).
Ricordo che questi europei, avarissimi di gloria negli altri settori, nell’ambito delle squadre signore ci hanno già portato ben due medaglie d’oro, a Mentone nel 2003 e a San Remo nel 2009.
Saranno le donne a salvare il mondo, come ho sempre detto.

Luci e ombre dall’Open: eliminati Di Franco-Manno e la loro EASY STREET, cedendo di misura ad una formazione polacca con dentro un campione del mondo in carica, ma vincitrice VINCI, capace di un’altra rimonta all’ultimissima curva. I nostri alfieri erano infatti dietro di 1 IMP con una sola mano da giocare, ma in quella ne hanno segnato 6 mettendo definitivamente il naso davanti.

Per loro oggi la formazione AMANDA, una combinazione di giocatori di Hong Kong e Singapore che ha già battuto squadre di vaglia.

Poco posso dirvi del resto, che però è quantitativamente molto: ben 248 sono le coppie che hanno giocato ieri, ed altre cinquanta e passa sono attese mano a mano che le loro squadre perderanno nei KO: un’orda di giocatori che ha messo a dura prova l’apparato organizzativo, tanto che ieri ho riunito il mio staff alle 5.30 del mattino! Inoltre 36 squadre nel BAM (che diventeranno 50, alla fine), e 42 coppie di signore (già record, ma anche loro cresceranno fino a 52).

Il sole che splende caldissimo su tutta l’Italia – così leggo – picchia forte anche qui, ma le temperature, specie di sera, sono assai più fresche. Già penso con rammarico al forno che mi attende a Salsomaggiore tra poco, quando avrò a che fare, dal 9 luglio, con i campionati europei e mondiali.

A presto, stesso luogo, stesso fiume (il Warta).
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