Ci vuole poco per trasformare un paese democratico in una dittatura, il modo più subdolo di farlo essendo quello che passa dal trasformarlo prima in una cosiddetta “democratura”, ovvero lasciando in piedi solo le strutture esterne dell’equilibrio dei poteri. In altre parole, utilizzando i meccanismi della democrazia per prendere il potere e poi cambiarne le regole dall’interno.
Anche in questo caso torniamo all’adagio sul quale vi ho intrattenuto già due volte: la storia ce lo ha già insegnato; abbiamo già esempi di questo tipo di comportamenti, ed alcuni sono addirittura storia contemporanea, come la Russia di Putin. Si potrebbe dire che i sistemi democratici hanno al loro interno il virus stesso che li porta alla morte con frequenza ricorrente, così come l’apice delle malattie in tal modo sviluppate – per rimanere nella metafora medica – porta all’esplosione dei bubboni e alla guarigione, ovvero al ritorno della democrazia. E la storia invariabilmente si ripete, con tragica ciclicità, mentre queste variazioni si lasciano dietro scie di sangue e sofferenza nell’arco, spesso di decenni.
Immagino già gli strilli che innalzerebbero alcuni politici, nostrani e no, di fronte a quello che sto per dire, ma il problema antico rimane quello: il “popolo” non è un’entità affidabile quando si tratta di scegliere chi debba guidare una qualunque struttura sociale, sia essa un condominio o un intero paese, ma al di là degli aspetti genetici – troppo complicato parlarne qui, ma anche su questo ci sono dei saggi molto interessanti, e tra questi vi segnalo “Il gene egoista”, di Richard Dawkins – l’argomento dominante è sempre l’educazione. Persone educate al pensiero critico ed irrobustite da lezioni di storia e civiltà sono elettori affidabili – almeno quasi sempre – ed altri meno, e a volte molto meno. L’argomento meriterebbe di dilungarsi, ma dato che lo ha già fatto Gustavo Zagrebelski, in un piccolo, quanto delizioso saggio che si intitola “Il crucifige e la democrazia”, godibile già dalla premessa del titolo – ricordate che il popolo, chiamato a scegliere tra Gesù e Barabba scelse di liberare quest’ultimo (ma un fanatico potrebbe obiettare che rientrava nel disegno divino: e anche qui troppo ci sarebbe da dire) – vi rimando a quella lettura.