Passione Bridge

Cartoline da Poznan – 11

01/07/2025

Ci vuole poco per trasformare un paese democratico in una dittatura, il modo più subdolo di farlo essendo quello che passa dal trasformarlo prima in una cosiddetta “democratura”, ovvero lasciando in piedi solo le strutture esterne dell’equilibrio dei poteri. In altre parole, utilizzando i meccanismi della democrazia per prendere il potere e poi cambiarne le regole dall’interno.

 

Anche in questo caso torniamo all’adagio sul quale vi ho intrattenuto già due volte: la storia ce lo ha già insegnato; abbiamo già esempi di questo tipo di comportamenti, ed alcuni sono addirittura storia contemporanea, come la Russia di Putin. Si potrebbe dire che i sistemi democratici hanno al loro interno il virus stesso che li porta alla morte con frequenza ricorrente, così come l’apice delle malattie in tal modo sviluppate – per rimanere nella metafora medica – porta all’esplosione dei bubboni e alla guarigione, ovvero al ritorno della democrazia. E la storia invariabilmente si ripete, con tragica ciclicità, mentre queste variazioni si lasciano dietro scie di sangue e sofferenza nell’arco, spesso di decenni.

 

Immagino già gli strilli che innalzerebbero alcuni politici, nostrani e no, di fronte a quello che sto per dire, ma il problema antico rimane quello: il “popolo” non è un’entità affidabile quando si tratta di scegliere chi debba guidare una qualunque struttura sociale, sia essa un condominio o un intero paese, ma al di là degli aspetti genetici – troppo complicato parlarne qui, ma anche su questo ci sono dei saggi molto interessanti, e tra questi vi segnalo “Il gene egoista”, di Richard Dawkins  – l’argomento dominante è sempre l’educazione. Persone educate al pensiero critico ed irrobustite da lezioni di storia e civiltà sono elettori affidabili – almeno quasi sempre – ed altri meno, e a volte molto meno. L’argomento meriterebbe di dilungarsi, ma dato che lo ha già fatto Gustavo Zagrebelski, in un piccolo, quanto delizioso saggio che si intitola “Il crucifige e la democrazia”, godibile già dalla premessa del titolo – ricordate che il popolo, chiamato a scegliere tra Gesù e Barabba scelse di liberare quest’ultimo (ma un fanatico potrebbe obiettare che rientrava nel disegno divino: e anche qui troppo ci sarebbe da dire) – vi rimando a quella lettura.

Questa è la premessa, ma ora la continuazione, e l’aggancio con la Polonia prima, e con il nostro piccolo, modesto mondo poi.
Qual è il modo di indebolire la struttura democratica dall’interno?

Da sempre – ce ne sono esempi dall’epoca romana in poi – questi tipi di azioni striscianti si basano sul controllo del potere giudiziario, ovvero sul rendere il, o i potenti di turno legibus soluti: quello è il primo, e fatale passo verso l’abisso anti-democratico. La Polonia proprio questo ha fatto, ovvero durante la precedente amministrazione – ed è per questo che è sotto procedura di infrazione da parte della UE. Qualche anno fa, infatti, è stata varata una legge la quale, sostanzialmente, prevede la nomina governativa dei giudici superiori, mentre in contemporanea venivano rimossi quelli sgraditi.
Sebbene i miei amici polacchi – tutti liberali, e quindi contrari a questa impostazione – mi dicano che al momento non si sono registrati abusi, gli stessi aggiungono anche “non ancora”, perché proprio a questo serve quella legge, a controllare il potere giudiziario, così che martelli l’opposizione e assolva il governo.

Giusto per fare un cenno storico di casa nostra, ricordate che il fascismo svuotò completamente il potere giudiziario assoggettandolo interamente all’esecutivo, e questo grazie alla completa ristrutturazione dell’architettura giuridica e istituzionale del famigerato Alfredo Rocco, mente brillantissima, ma nefanda.
Dov’è l’aggancio con il bridge?

Beh, nel fatto che, a livello internazionale, la separazione dei poteri tra chi comanda e gli arbitri è assoluta.
Molti anni fa, per fare un esempio eclatante ma tanti altri ce ne sono stati, un membro dell’esecutivo della EBL, che aveva preteso di farsi cancellare una penalità, perse l’appello, perse i soldi del deposito, venne ulteriormente penalizzato e poi non venne rieletto.
Fosse stato applicato lo stesso principio in Italia la geografia e la storia del potere nella FIGB sarebbe cambiata.
Ma non basta, perché non solo i potenti non sono legibus soluti, ma gli arbitri stessi sono sottoposti a controllo sia tecnico che disciplinare, e sono entrambi rigidi.
Nel caso del secondo, l’organo di controllo – l’EBL e il WBF TD Committee – può emanare, ed emana, sanzioni fino alla sospensione dall’attività, mentre può solo raccomandare l’espulsione, ma quando lo fa la decisione dell’esecutivo in merito è sottoposta ad un vaglio di legittimità, sia che sia positiva che in caso negativo, ed è appellabile fino al CAS.

Come vedete, anche qui ci sono pesi e contrappesi interni per evitare ogni abuso. Per quanto attinente al controllo tecnico, le decisioni sono sottoponibili ad un’analisi di legittimità sia tecnica che regolamentare, e anche questo processo è assai rigoroso, visto che il reviewer è sempre un membro del WBF Laws Committe. Qui a Poznan me stesso. Per fare un esempio, su cinque “appelli” presentati, ben quattro volte ho rimandato indietro la decisione chiedendo in alcuni casi un supplemento di indagini, ed in altri una totale revisione, anche se solo una volta questo ha portato ad una decisione finale diversa. Ma questo è accaduto proprio ieri sera, e da lì è nato lo spunto di questa lunga chiacchierata.

Enough is enough, come si dice oltre Manica, ed è tempo di passare al bridge giocato.
Ieri a Poznan sono andati in onda i trentaduesimi di finale (virtuali: vi avevo spiegato il meccanismo), mentre nel frattempo si arrancava nel Swiss per strappare uno dei posti disponibili per i sedicesimi di finale odierni.

Cominciamo da qui:
la squadra VINCI, seppure in maniera a dir poco rocambolesca ed alla penultima mano utile, ovvero strappando un clamoroso +17 in quel boards passando così dal settimo al primo posto del ranking, si è guadagnata il paradiso, anche se ad attenderla ci saranno i diavoli di ROSENTHAL e non dei santi.
Nei trenta incontri disputati, in ben dieci casi ha prevalso la testa di serie più bassa, un 33% davvero impressionante, ed in qualche caso i tronchi caduti (uso la terminologia inglese) erano assai spessi. Inutile, forse, ma mi ripeto: il livello medio è il più alto mai visto.

Ha però vinto EASY STREET con Di Franco-Manno, che fronteggerà oggi i polacchi di SOFROZYNE.
Molto brave le nostre fanciulle di TERSH, capaci di un brillante terzo posto finale e quindi qualificate ai quarti di finale, dove se la vedranno con una squadra olandese (di fatto, la nazionale: che peccato che la FIGB abbia pensato di non mandare nessuna rappresentativa, di nessun tipo: non avrebbe fatto troppo male, specie ai giovani, un’esperienza di questo livello, ma a quanto pare i fondi del mirabolante simultaneo a favore del bridge giovanile servono ad altri scopi, a me ignoti).

Oggi una valanga di 235 tavoli, tra coppie Open, Coppie Signore, BAM Open, KO Open e Signore investirà il palazzo: che Dio ce la mandi buona e senza vento, si dice dalle mie parti.
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