Nell’introdurre Katowice al lettore, vi avevo parlato della originale vocazione mineraria della zona, ovvero la Slesia, nella quale insistono bacini estrattivi di vario genere – principalmente carbone, ma anche rame, argento e sale – alcuni dei quali ancora attivi (e uno, molto importante, è oltre il confine con la Repubblica Ceca).
Si tratta di siti a volte risalenti a secoli fa, tanto che il più vecchio venne aperto addirittura nel 1665. Non c’è da meravigliarsi se proprio questa zona fu quella che scatenò gli appetiti di Hitler, forte delle rivendicazioni etniche, culturali e storiche che poteva vantare, alimentate dal rancore derivante dal trattato di resa di Versailles.
La presenza di popolazioni di lingua e cultura tedesca era infatti molto importante, e solo l’armistizio dopo la prima guerra mondiale aveva sottratto l’area a un dominio della Germania che durava da un paio di secoli (dopo che se ne era appropriata con le armi). Per il pazzoide di Linz, imbevuto com’era di pangermanesimo (la dottrina della quale si alimentò quando viveva di stenti a Vienna, insieme all’antisemitismo) e che aveva nella cancellazione di quanto stabilito a Versailles parte fondante del suo programma elettorale, la tentazione era irresistibile, e soprattutto lo erano le materie prime qui disponibili.
Sono diversi i bacini minerari chiusi e oggi visitabili, e mi si dice che l’esperienza sia molto interessante, dato che tutto è stato ben conservato.
In particolare, ho letto della cosiddetta “Miniera Guido”, all’interno della quale si trova persino una cappella dedicata al culto di Santa Barbara, per l’appunto la patrona dei minatori (e dei marinai), fatto a me ben noto: nel paese di mia moglie, Rio Marina nell’Isola d’Elba, vige lo stesso culto e per la stessa ragione: c’erano delle importanti miniere fino al 1984, ed è ovviamente un borgo marinaro.