Passione Bridge

Cartoline da Katowice – 7

28/08/2026

Nell’introdurre Katowice al lettore, vi avevo parlato della originale vocazione mineraria della zona, ovvero la Slesia, nella quale insistono bacini estrattivi di vario genere – principalmente carbone, ma anche rame, argento e sale – alcuni dei quali ancora attivi (e uno, molto importante, è oltre il confine con la Repubblica Ceca).

Si tratta di siti a volte risalenti a secoli fa, tanto che il più vecchio venne aperto addirittura nel 1665. Non c’è da meravigliarsi se proprio questa zona fu quella che scatenò gli appetiti di Hitler, forte delle rivendicazioni etniche, culturali e storiche che poteva vantare, alimentate dal rancore derivante dal trattato di resa di Versailles.

 

La presenza di popolazioni di lingua e cultura tedesca era infatti molto importante, e solo l’armistizio dopo la prima guerra mondiale aveva sottratto l’area a un dominio della Germania che durava da un paio di secoli (dopo che se ne era appropriata con le armi). Per il pazzoide di Linz, imbevuto com’era di pangermanesimo (la dottrina della quale si alimentò quando viveva di stenti a Vienna, insieme all’antisemitismo) e che aveva nella cancellazione di quanto stabilito a Versailles parte fondante del suo programma elettorale, la tentazione era irresistibile, e soprattutto lo erano le materie prime qui disponibili.

 

Sono diversi i bacini minerari chiusi e oggi visitabili, e mi si dice che l’esperienza sia molto interessante, dato che tutto è stato ben conservato.

In particolare, ho letto della cosiddetta “Miniera Guido”, all’interno della quale si trova persino una cappella dedicata al culto di Santa Barbara, per l’appunto la patrona dei minatori (e dei marinai), fatto a me ben noto: nel paese di mia moglie, Rio Marina nell’Isola d’Elba, vige lo stesso culto e per la stessa ragione: c’erano delle importanti miniere fino al 1984, ed è ovviamente un borgo marinaro.

Come, purtroppo, è comune in tutto il mondo, anche i pozzi di qui sono stati teatro di tragedie, alcune delle quali anche recenti. L’attività estrattiva è costantemente minacciata da crolli dovuti sia a sismi eterogenerati – e la zona ne è regolarmente affetta – sia, ancor più, ad altri endogenerati, ovvero causati proprio dagli smottamenti dovuti all’attività di prelievo. Inoltre, grisù, metano e altri gas possono sempre generarsi ed esplodere.

Qui non ci sono stati se non eventi relativamente piccoli – ma si è arrivati a contare ben quindici vittime solo pochi anni fa – ma la storia mineraria è drammatica, con conteggi arrivati fino alle 1.099 vittime di Courrières, in Francia, nel 1906, quando l’incendio e la deflagrazione di polvere di carbone provocarono un immane rogo e ripetuti crolli.

E come dimenticare la tragedia di Marcinelle, nel 1956, recentemente commemorata in forma solenne nel cinquantesimo anniversario, la quale si portò via 262 minatori, 132 dei quali nostri connazionali. Una tragedia anche dell’emigrazione, che dovrebbe far riflettere.

Non è però detto che i record si fermino qui, perché altre tragedie immani si sono verificate in Paesi, come la Cina e la Russia, da dove avere notizie certe su numeri e cause è molto difficile, se non impossibile.

Doveste venire qui a fare i turisti minerari, non dimenticate mai, quindi, quale tributo drammatico l’uomo ha pagato e paga per sfruttare queste risorse che ora vi si offrono quale spettacolo naturale.

Né dimenticate l’ingegno necessario per arrivare a poterne fruire: un immane lavoro di progettazione e realizzazione ingegneristica sta dietro a quello che vedrete.
In merito al bridge ben poco vi devo, e parafrasando l’errante Edipo ancor meno di poco otterrete, perché un giorno di Swiss di qualificazione lascia davvero briciole di cronaca disponibili.

Posso dirvi che gli italiani non sono stati in generale brillantissimi, e in particolare molto deludenti quelli di Overdeck (Gerli, Manno, Semente e Versace, oltre al portoghese Antonio Palma e allo sponsor), appena settantacinquesimi e fuori dai KO.

Bravi, invece, quelli di Livia (Biondo, Delle Cave, Donati, Fossi, Montanari, Percario), quindicesimi, e accettabili quelli di Bianchi (Cima e Porta oltre a Sergio Bianchi e tre giovani israeliani), capaci del quarantunesimo posto, che se non è solido, è però al momento sufficiente.

Non sono peraltro poche le formazioni di grido che si devono dare una mossa, con nomi altisonanti ancora sotto il fatidico sessantaquattresimo posto, ma con altri quattro incontri da quattordici mani a disposizione. Il livello altissimo, però, non rende così facili i recuperi, perché non ci vuole nulla ad incontrare campioni del mondo anche ai tavoli bassi.

Dodicesime le donne italiane, e non è male, perché anche qui – e anzi di più data la concentrazione (venticinque le squadre ladies in gara) – il livello è spaziale: delle prime del mondo non ne manca proprio nessuna. Partite malissimo, si sono poi ben riprese, ma sarà dura entrare nelle prime otto, col taglio previsto però domani, e non oggi come nell’Open.

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