Passione Bridge

Cartoline da Katowice – 2

Ieri vi ho brevemente accennato al libro che raccoglie la requisitoria finale di Gideon Hausner, procuratore generale dello stato di Israele e capo della pubblica accusa nel processo ad Adolf Eichmann; un documento storico di eccezionale valore, perché in quelle pagine c’è un riassunto tecnico, filosofico e morale di quello che fu l’Olocausto, a partire dalle sue premesse storiche e per finire con la sua realizzazione.

 

Un riassunto appassionato, sì, ma anche teso all’oggettività, alla presentazione di fatti attraverso documenti e testimonianze disponibili all’epoca, ovvero nel 1960 e ’61, a soli quindici anni dalla fine.

Molto vivido quindi, e offerto da un personaggio che aveva avuto, e continuamente aveva, contatto diretto con le vittime, dirette e indirette.

 

È lo stesso effetto che fa leggere il meraviglioso “La banalità del male” di Hannah Arendt, che proprio dal processo Eichmann prende le mosse per illustrare poi la mappa geografica della Shoah, paese per paese e comunità ebraica per comunità ebraica, con le loro diverse reazioni anche da un punto di vista pratico.

Tornerò su entrambi i volumi, ma vi ho anche fatto menzione di un libro di un protagonista dell’altra sponda, che come i due sopra citati ha l’eccezionale caratteristica della contemporaneità, ovvero il restituire a fatti che ora appaiono polverosi e ammuffiti il sapore di quelli che potremmo leggere anche oggi su un quotidiano.

Sto parlando di “Comandante ad Auschwitz”, scritto da Rudolf Höss, a lungo comandante del più famoso e famigerato campo di sterminio, nell’immediata vicinanza della sua impiccagione, avvenuta proprio di fronte ai crematori il 16 aprile del 1947.

Come, e più ancora che nel caso di Eichmann, quello che viene restituito è il drappeggio di un uomo banale, cresciuto in una famiglia mediocre, devoto al partito nazista e alle SS, marito, padre e così via. Un personaggio che mai ebbe dubbi, che organizzò e portò a termine il suo agghiacciante operato andando semplicemente in ufficio ogni mattina dopo aver lasciato la villetta dove viveva con la famiglia e dove tornava per i pasti (a questo proposito, non mancate di guardare “La zona d’interesse”, film del 2023 che racconta proprio questa placida vita dietro al muro di separazione).

Insomma, nessun reale anelito ideale, nessuna – o comunque poca – ambizione se non quella di servire al meglio i capi, o meglio i datori di lavoro, nessuna percezione del ruolo storico, etico e morale dei propri atti.

Nulla. Il libro si limita a sciorinare fatti di vita vissuta, dati tecnici sull’organizzazione della vita ad Auschwitz tanto per gli internati che per i dipendenti, i rapporti con i sottoposti e le dinamiche interne tra di essi e in relazione ai prigionieri.
In definitiva, un ritratto distaccato della più terribile macchina della morte del ’900. Imperdibile.

Ma veniamo al bridge: ieri si sono disputati i sedicesimi di finale della competizione a squadre miste, e sono fioccate le sorprese, alcune delle quali hanno visto coinvolte formazioni imbottite di campioni del mondo.

Su sedici incontri, infatti, ben sette hanno visto prevalere le squadre dalla testa di serie più bassa, una circostanza non poi così rara in questi turni e legata anche al meccanismo di formazione del tabellone (otto incontri vengono formati per precisa scelta delle prime otto arrivate nello Swiss, ma gli altri otto vengono determinati dal seeding originario).
Qui, però, in soli due casi c’erano scontri bilanciati, mentre negli altri cinque i favoriti erano abbastanza definiti. Particolare impressione hanno destato le squadre cinesi – ben sette in tabellone, più una di Taipei – protagoniste di quattro delle sorprese (ma China 1, favorita, ha perso).

Salutano quindi squadroni come Miniter (e con lei la nostra ultima rappresentante, Irene Baroni), addirittura strapazzata da avversari comunque molto forti, Gillis, a tal punto annichilita da oscuri cinesi (e una polacca) da abbandonare prima del limite, Platinum, giustiziata da altri cinesi, Liebowitz, anch’essa travolta da cinesi e infine Daisy Chain, e di nuovo per mano di giocatori provenienti dalla “Terra che sta in mezzo”.
E buon per qualcuno dei favoriti – non meno delle teste di serie uno e due – sopravvissuto solo dopo una strenua lotta, perché siamo andati vicino a veder alzare dal boia altre teste coronate. Sic transit gloria mundi.

In contemporanea è giunta alla conclusione la fase di qualificazione dello squadre senior, dominata da Zimmermann che ha in squadra anche il nostro Giorgio Duboin.
Anche qui, due formazioni di eccezionale prestigio sono finite nella polvere: Goodman e Wolfson, che presentavano più campioni del mondo di quanti radi capelli abbiano oramai in testa gli oramai canuti membri. Oggi si parte dai quarti di finale.

Si è inoltre giocata la prima giornata della Barbados Cup, un Swiss a fasi successive di eliminazione (ogni due giorni), e così quella del Coppie Miste.

Poche nuove, per ora, ma domani vi darò qualche ragguaglio in merito agli italiani presenti in quelle gare, ma non aspettatevi brillantezze.

Do widzenia (arrivederci),
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