Passione Bridge

Cartoline da Katowice – 0/1

22/08/2026

Un ritorno dalla Cina davvero da incubo – ci ho messo sessantasette ore, bloccato com’ero dal tifone Dolphin – abbinato all’esigenza di stare dietro al campionato più complicato che ci sia, mi ha impedito finora di occuparmi delle consuete “cartoline”.

Vi risparmio quindi la “0” e parto direttamente dalla 1, combinando le due.

 

Ebbene, si giocano qui in Polonia le World Series, evento meglio conosciuto con il nome del suo campionato principale: la Rosenblum Cup, ovvero il campionato del mondo a squadre open.

 

Ma c’è molto di più da vedere e da assegnare.

In questo grande contenitore – che quando partecipavo io da giocatore era essenzialmente limitato alla Rosenblum e al coppie Open, almeno in termini di prestigio – ci sono anche, e di livello stratosferico come vedremo: squadre e coppie miste, coppie open, squadre e coppie senior, oltre a squadre e coppie femminili.

 

Si gioca a Katowice che, come la Buti di Faida di comune, è “un brutto borgo” (anche se Buti in realtà non lo è affatto!). Capitale dell’Alta Slesia, ha raccolto il testimone dalla capitale della Bassa Slesia, Breslavia (Wrocław), dove si giocò quattro anni fa nei tempi duri dell’immediato dopo-pandemia. Le due città sono però molto diverse: elegante e ricca di storia la prima, decisamente più modesta e piccolina la seconda.

 

Qui siamo – o meglio, eravamo – in una zona mineraria, dedicata in particolare all’estrazione del carbone, la cui polvere, a distanza di anni dalla chiusura dei vari bacini estrattivi, adombra ancora alcuni ambienti. Tuttavia, negli ultimi anni la città si è riconvertita in un centro finanziario di altissimo livello e il valore immobiliare della zona, dove la natura si è riappropriata di ampi spazi boschivi, è cresciuto a dismisura. Non sorprende quindi che il suo polo congressuale, sede di gara, sia uno dei più grandi e moderni di tutto il Paese.

Ma per chi conosce la tragica storia contemporanea – e magari ha letto quel bellissimo libro che raccoglie la requisitoria di Gideon Hausner nel processo ad Adolf Eichmann – Katowice rappresenta ben altro: era lo snodo ferroviario per i treni diretti ad Auschwitz. Il campo di concentramento, alla cui entrata si legge ancora “Arbeit macht frei”, si trova a un tiro di schioppo da qui e non sono pochi i giocatori che hanno deciso di visitarlo.

In realtà, a dispetto della vulgata popolare, gran parte dei prigionieri non passava sotto quella scritta, poiché era destinata alle baracche di Birkenau. Ma si sa: come nel caso di Benigni e del carro armato americano che libera il lager al posto di quello russo, la storia romanzata serve a una narrazione più semplice e meno articolata. Una manna per le menti deboli.
Tornerò ovviamente sull’argomento, ma per adesso basti sapere che Eichmann aveva probabilmente previsto che qualcuno gli avrebbe prima o poi chiesto conto del suo ruolo nell’Olocausto. La sua difesa non si incentrò soltanto sui consueti “obbedivo agli ordini” sciorinati da migliaia di imputati, ma anche sulla pretesa di non conoscere la destinazione finale né lo scopo dei convogli che organizzava.

Naturalmente lo sapeva perfettamente, dato che era presente alla conferenza di Wannsee (dove il genocidio degli ebrei venne deciso esplicitamente) e aveva visitato di persona i campi. Tuttavia, aveva ideato una copertura: nei documenti di viaggio la destinazione finale – Dachau, Birkenau, Auschwitz e così via – era codificata e riportava sempre e solo la stazione di riferimento a valle del campo. Nel nostro caso, Katowice.

Da burocrate meticoloso, però, non poteva non avere – e distribuire – copie della chiave di lettura: un documento in cui il collegamento era esplicitato.
Quel documento – l’unico originale salvatosi dalla distruzione a suo tempo ordinata, perché cucito nella giubba da un prigioniero poco prima della liberazione – venne presentato da Hausner al processo durante un drammatico confronto. Oltre a poterne leggere il testo, l’intervento del Procuratore e le relative smorfie di Eichmann sono visibili ancora oggi su YouTube.
Torniamo però al bridge, perché sono già passati due giorni di campionato e si è disputata la fase di qualificazione della competizione a squadre miste, certamente la più dura e difficile di tutti i tempi per questa categoria. Basti dire che la squadra campione in carica (nonché campione d’Europa), Fern, è finita nettamente fuori dalla fase a eliminazione diretta, terminando con un modesto settantanovesimo posto su novantanove, mentre solo le prime trentadue cominceranno da oggi a sfidarsi a eliminazione diretta.
Un vero peccato anche per noi: in quella squadra giocavano Andrea Manno e Ida Grönkvist, ma evidentemente non era il loro campionato.

Come dicevo, una simile concentrazione di campioni non si era mai vista: si sono registrati incontri degni di una finale mondiale persino ai tavoli più bassi.
La squadra Rosenthal, testa di serie numero uno, dopo tre turni si trovava in novantasettesima posizione (per poi recuperare miracolosamente e qualificarsi)!

Male anche altri italiani; l’unica sopravvissuta è Irene Baroni, che gioca con il marito Thomas Bessis e una batteria di professionisti di altissimo livello per i colori di Miniter.

In parallelo si sono svolti anche i primi due giorni di qualificazione dello squadre Senior, la cui fase a eliminazione diretta inizierà solo dopodomani dai quarti di finale.
Anche qui il livello è impressionante: ai primi tavoli dello Swiss si alternano esclusivamente campioni del mondo!

Oltre ai sedicesimi di finale del misto, oggi prende il via la competizione a coppie di categoria.
Per chi è stato eliminato ma preferisce continuare a giocare a squadre, c’è la Barbados Cup: un torneo Swiss ad eliminazione progressiva – un’idea che accarezzavo da tempo e che implemento qui per la prima volta – infarcito di fenomeni.
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