Passione Bridge

Cartoline mondiali da Herning – conclusioni

05/09/2025

Come sempre faccio, scrivo solo a mente fredda alla conclusione dei campionati – nel caso mondiali, in maniera da lasciare che pensieri ed emozioni si sedimentino.

 

Non si può non iniziare dalla squadra mista, la quale ha largamente ecceduto le aspettative, almeno sulla carta, dato che presentava una coppia nuova e molto giovane. Quei giovani, però, si sono rivelati una scelta vincente, capaci come sono stati di esprimere talento e di armonizzarsi perfettamente con quella vecchia guardia che già si era tanto distinta in passato, sfiorando a più riprese il colpo grosso.

 

Proprio questo, del resto, avevo scritto tempo fa, e proprio riferendomi a chi, butler alla mano, criticava i risultati delle singole coppie: una squadra è fatta di tanti fattori, e la tecnica non è necessariamente quello più importante. La chimica di coppia invece, e di squadra, sono fondamentali, e quella è stata perfetta. Lo si è visto nelle grandi reazioni che hanno sempre seguito spaventosi rovesci che potevano azzerare il morale di chiunque, e che invece, nel nostro caso, hanno finito per aumentare impegno e determinazione.

 

Con la squadra mista è stato possibile, e bravo il capitano a riuscire a fare da collettore e collante, ma non così – e non era la prima volta – è stato con la squadra open, deludente come mai da anni.

 

E’ vero che il capitano era lo stesso, ma il medesimo non poteva dividersi in quattro. Come a Buenos Aires, dove la conduzione fu pessima, improntata alla lamentela e al vittimismo, anche qui c’erano tanti problemi da risolvere, e solo un quarto di capitano a disposizione. Scelta scellerata, quindi, quella di non mandare un responsabile ad hoc, anche perché lo stato di deterioramento di una delle coppie era ben noto, e si sa che queste componenti sfociano non di rado in uno scollamento tra i componenti della formazione.

 

La batosta con il Belgio rimarrà purtroppo negli annali, ma speriamo sia servita di lezione.

Alternando note negative a positive, mi è piaciuta la squadra signore, la quale ha giocato con tranquillità e determinazione, ma avrebbe avuto bisogno, anch’essa, di una conduzione tecnica a tempo pieno, e non part time. Perché mai non ripetere l’esperienza di Gabriella Olivieri, che tanto brava era stata un anno fa proprio a Herning nel ruolo di CNG? Altra decisione folle, e costosa, perché le nostre ragazze non solo potevano qualificarsi, ma avevano il potenziale per andare avanti.

Concludiamo con un’ulteriore nota dolente, quella rappresentata dai seniores. Non è un segreto che noi abbiamo in età adatta giocatori formidabili, ma allora, se era questo il principio che si voleva seguire, perché ne abbiamo convocato solo alcuni?
E perché quegli alcuni sono arrivati ben poco affiati, al punto che si sono viste una sfilza di incomprensioni costate carissime, ivi includendo tre pesanti giudizi arbitrali (sacrosanti) a sfavore?

Di nuovo: le squadre e ancor più le coppie non si fanno con le figurine, ma con l’affiatamento, e quello si ottiene con lavoro e dedizione. In assenza di questo, meglio ripiegare su nomi meno altisonanti ma meglio rodati, e la coppia Mina-Pulga, di nuovo la migliore, e per distacco a dispetto delle precarie condizioni di salute di Ruggero, ne è stata l’ennesima riprova.
Non intendo con questo criticare i singoli, perché non so quanto si siano effettivamente allenati, ma è un fatto che il tempo che avevano a disposizione era pochissimo, che le coppie non erano mai state testate, e che, in definitiva, la scelta della formazione era un’operazione come al solito senza alcuna pianificazione e legata a logiche certamente non tecniche.

In definitiva, la FIGB è stata pessima, e ho trovato di cattivo gusto l’intestazione della vittoria del misto, opportunamente nascondendo gli altri gravi fallimenti.
I singoli giocatori, le coppie, e persino le squadre hanno responsabilità minime, mentre chi li ha messi nelle condizioni che abbiamo visto ed ho descritto, porta sulle spalle l’enorme macigno di talento sprecato.

Quanto spietato il confronto con la Danimarca, per fare un esempio, che di talento ne ha molto di meno, ma che ha vinto nel Senior a Marrakesh e ha sfiorato l’oro nell’Open a Herning, grazie ad una programmazione quanto mai accurata.
Ed è la stessa federazione che cresce costantemente da molti anni, che ha appena diminuito i soci in pandemia grazie ad una lungimirante politica di attività online per poi aumentarli alla fine della stessa, e che ha 45.000 soci su una popolazione di meno di 6.000.000 di abitanti. E la Danimarca non è che una delle molte dello stesso tipo.

Provate a fare un raffronto con la nostra, ma attenzione all’inevitabile attacco di depressione.
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