Passione Bridge

Cartoline da Poznan – 9

29/06/2025

Come spesso faccio, oggi scelgo l’argomento inziale da un recente fatto di cronaca, combinandolo con una frase già spesa, quella celeberrima di Gramsci sulla storia che ha pochi studenti.

Cominciamo dalla premessa, il bellissimo – per me che ho da sempre un occhio molto attento ai diritti civili – gay pride di Budapest, il quale mi ha richiamato alla memoria la demenziale, e antitetica “marcia dell’onore” che si svolge nella capitale ungherese, ovvero una parata per ricordare i morti delle SS a base di sventolio di bandiere naziste, con buona pace delle memoria del tempo, e del fatto, per esempio, che l’Ungheria sia stata la nazione europea con la più alta percentuale di ebrei morti nei campi di concentramento rispetto al numero complessivo.

 

Ma ho parlato di percentuale, perché in numero assoluto il tristissimo primato spetta proprio alla Polonia – se non ci siete mai andati, non mancate di visitare i luoghi dove sorgeva il ghetto di Varsavia, e il memoriale dedicato alla rivolta che portò poi al totale sterminio degli eroici resistenti.

 

Ma Hitler non si limitò, nel caso dei polacchi, ad azzerare, o quasi, la nutritissima comunità ebraica, perché il suo piano dichiarato, fin dall’inizio, era quello di ridurre in vera e proprio schiavitù l’intera popolazione, sfruttandola fino alla morte, per poi soppiantarla con la razza germanica. E questo perché considerava i polacchi dei subumani, tanto che appena invaso il paese fece uccidere tutti, o quasi, i rappresentanti dell’intellighenzia polacca, a partire dai professori universitari, nella convinzione che eliminati quelli, “gli animali rimanenti“ (parole sue) sarebbero stati facili da domare.

E pensare che il governo polacco era filonazista, e che il premier di allora era persino andato in Germania, pochi mesi prima, per accordarsi con Hitler sulla possibile annessione, da parte polacca, di un pezzetto di Ucraina (e del resto era filonazista anche il governo cecoslovacco: guardate quante cose potrebbe insegnare la storia a chi volesse leggerla)!

Perché questa premessa? Perché anche a Varsavia ci sono ogni anno dei loschi individui che sventolano bandiere naziste in occasione di una marcia patriottica, e questo è ancora più sorprendente che nel caso degli ungheresi, visto quello che il loro idolo pensava della loro amata nazione e dei suoi abitanti. Temo, quindi, che i suddetti non siano troppo bene informati, come ignoranti sono, se preferite, coloro che inneggiano al “compagno Stalin”, idolatrando un maniaco assassino.
Ahimè, quanti lai andrebbero quotidianamente innalzati in merito, ma certo che il nostro sistema scolastico – e mi riferisco a quello mondiale, non certo al solo Belpaese – potrebbe e dovrebbe fare di più e di meglio.

Ma veniamo al bridge, che è anch’esso uno di quelli dove la storia può insegnare qualcosa, ed in particolare quella dei sistemi dichiarativi, perché dalle ragioni che hanno portato al loro sviluppo e alle direzioni che questo sviluppo ha preso c’è moltissimo di utile da imparare. Ma gustosi sono anche gli aneddoti, e proprio oggi sono venuto a conoscenza di uno che ignoravo, avendo avuto la ventura di fare colazione, e quindi chiacchierare, con Mark Horton, l’editor del bollettino e del quale vi ho già tessuto le lodi.
Ebbene, “abruptly” come direbbe lui mi ha posto questa domanda: “come può succedere che qualcuno dichiari 7 quadri, e che tuttavia il contratto finale sia 6 picche, senza che ci sia stato alcun intervento arbitrale di nessun genere?”.

Beh, per arrivare alla risposta bisogna sapere che la versione attuale del bridge si chiama “Contract”, ma che ce ne sono state di precedenti, e che nel caso del suo immediato antenato, l’Auction, ed in particolare nella versione originale, quella inglese, il valore di un contratto in termini di prese prevaleva sul livello, e quindi la licita si 6 picche superava quella di 7 quadri!
Vi ho tediato abbastanza con la storia, ma dopo tutto anche il racconto del bridge di ieri lo è, e quello che vi devo dire in merito è che sono partite sia la competizione a squadre Open che quella a squadre Signore, e che nel primo caso si è registrato l’impressionante record di 123 partecipanti (21 le formazioni femminili).

Nel primo caso, si avrà un primo taglio oggi, dopo otto turni di Swiss da quattordici mani ciascuno, quando le prime sessanta formazioni andranno a comporre un virtuale tabellone a sessantaquattro. Perché virtuale? Perché nel mentre queste si scontreranno a KO, le rimanenti continueranno lo Swiss per qualificare altre due squadre alla fase a trentadue, così completando il quadro. Un modo di avere un tabellone ad eliminazione diretta più ampio, ma dando comunque modo di giocare tre giorni di qualificazione a chi rimanga fuori dal primo taglio.

La classifica è poco significativa, e i molti italiani presenti per ora non hanno brillato, così come del resto hanno fatto non poche squadre di altissimo lignaggio, per cui vi risparmio per adesso i dettagli.

Anche sulle signore ho poco da dirvi, ma intanto vi avverto che giocheranno tre giorni di qualificazione – nove turni di sedici mani complessivi – per portare le prime otto ai quarti di finale.

Dziękuję za uwagę (grazie per l’attenzione)
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