Come spesso faccio, oggi scelgo l’argomento inziale da un recente fatto di cronaca, combinandolo con una frase già spesa, quella celeberrima di Gramsci sulla storia che ha pochi studenti.
Cominciamo dalla premessa, il bellissimo – per me che ho da sempre un occhio molto attento ai diritti civili – gay pride di Budapest, il quale mi ha richiamato alla memoria la demenziale, e antitetica “marcia dell’onore” che si svolge nella capitale ungherese, ovvero una parata per ricordare i morti delle SS a base di sventolio di bandiere naziste, con buona pace delle memoria del tempo, e del fatto, per esempio, che l’Ungheria sia stata la nazione europea con la più alta percentuale di ebrei morti nei campi di concentramento rispetto al numero complessivo.
Ma ho parlato di percentuale, perché in numero assoluto il tristissimo primato spetta proprio alla Polonia – se non ci siete mai andati, non mancate di visitare i luoghi dove sorgeva il ghetto di Varsavia, e il memoriale dedicato alla rivolta che portò poi al totale sterminio degli eroici resistenti.
Ma Hitler non si limitò, nel caso dei polacchi, ad azzerare, o quasi, la nutritissima comunità ebraica, perché il suo piano dichiarato, fin dall’inizio, era quello di ridurre in vera e proprio schiavitù l’intera popolazione, sfruttandola fino alla morte, per poi soppiantarla con la razza germanica. E questo perché considerava i polacchi dei subumani, tanto che appena invaso il paese fece uccidere tutti, o quasi, i rappresentanti dell’intellighenzia polacca, a partire dai professori universitari, nella convinzione che eliminati quelli, “gli animali rimanenti“ (parole sue) sarebbero stati facili da domare.
E pensare che il governo polacco era filonazista, e che il premier di allora era persino andato in Germania, pochi mesi prima, per accordarsi con Hitler sulla possibile annessione, da parte polacca, di un pezzetto di Ucraina (e del resto era filonazista anche il governo cecoslovacco: guardate quante cose potrebbe insegnare la storia a chi volesse leggerla)!