Passione Bridge

Cartoline da Poznan – 1

Ricomincio da dove vi avevo lasciato ieri, ovvero da qualche cenno storico e geografico in merito alla città che ci ospita: l’austera – nell’imponenza di molti suoi edifici storici – scintillante nella combinazione di classico, romantico e liberty, Poznan, quinta città polacca per numero di abitanti.

 

Come sempre accade in questa parte del mondo (e comune altrove), anche Poznan si è sviluppata a partire da un corso fluviale, quello del Warta, che altro non è che uno dei principali affluenti dell’Oder, originariamente adagiandosi sulla riva destra, per poi svilupparvisi tutto all’intorno. Magica è questa combinazione tra l’uomo e le grandi vie d’acqua, utili ai rifornimenti idrici, alla comunicazione di uomini e merci, e più prosaicamente allo scarico dei rifiuti delle attività antropiche.

 

Come già ebbi a dirvi da Praga, anche qui sono molte le storie legate al fiume, tra le quali non mancano folletti e spiritelli: un archetipo universale, come avrebbe detto Giorgio de Santillana collegandolo alla lettura delle stelle e ad aspetti psicanalitici. Ci torneremo.

Gli spiritelli di varia natura sono spesso occasione delle imprecazione anche dei giocatori di bridge, i quali non si fanno certo mancare superstizioni di vario genere, ma al momento io non ne ho visti nella bellissima sede di gara, la quale è forse la migliore che abbia mai avuto la ventura di utilizzare.

Si gioca nel Poznan Congress Center, nuovissimo e dotato di due saloni grandi al punto da permettere di spaziare i tavoli in un ambito di ben 25 mq ciascuno (ne abbiamo montati 180, al momento, ma arriveremo ad oltre duecento nella prossima settimana: fate i vostri conti, e ripensate, ad esempio, all’orrido tendone che accolse i malcapitati bridgisti a Montecatini 2017). Luminoso, silenzioso, e nemmeno troppo caro per gli standard nostrani.

In questa spettacolare ambientazione ed atmosfera i bridgisti inizieranno oggi ad incrociare le carte, a partire dalle dieci di mattina (orario canonico da decenni in giro per il mondo, e al quale si sono adeguati – o per meglio dire avvicinati – anche gli americani, che ora iniziano alle undici le loro manifestazioni maggiori).

Si parte dalla competizione a squadre miste quale piatto principale, mentre a lato della medesima si svilupperà quella a squadre Senior.
Novantacinque sono le prime formazioni, e venti le seconde, ed in quei numeri c’è purtroppo un segno grave dei tempi che corrono: sette nella prima competizione, e tre nella seconda, annunciate ai nastri di partenza fino ad una settimana fa si sono ritirate: contenevano giocatori israeliani, una pattuglia sempre nutritissima questa volta bloccata dalla guerra (funzionano solo voli di emergenza dal Ben Gurion, lo scalo principale del paese).
Lo stesso effetto lo vedremo, ancor più sottolineato, la prossima settimana: tredici squadre Open e due squadre signore ne portano i segni, ma il totale rimane comunque impressionante: centoventisei e ventuno sono i numeri attuali di quelle due competizioni.

Ma questo è ancora niente, perché come è tradizionale in Polonia, dove il giocare a coppie è una religione, i numeri di quei tipi di gara sono ancora superiori, tanto che la mia organizzazione è preparata ad un picco di 180 tavoli nella prima settimana, e di 220 negli otto giorni successivi, e chissà se basteranno.
La macchina organizzativa è quindi imponente, ma la professionalità del mio staff è capace di tenere testa all’ondata di piena (almeno spero: fingers crossed!).
Abbiamo un grande aiuto dai locali – ed anche questa è una caratteristica ricorrente in Polonia, dove il bridge è sport nazionale praticato in tutte le università ed è quindi normale avere moltissimi giovani ad aiutare entusiasti – ma il nocciolo duro è costituito da personale internazionale oramai passato insieme a me dal tenere testa a grandi problemi organizzativi di ogni tipo, in tutto il mondo, da ben diciotto anni.
Alcuni di questi sono italiani: che peccato che la FIGB ne sprechi le competenze straordinarie.

Si parte quindi con uno Swiss di qualificazione, sia nel misto che tra i vecchietti (quale divenni anch’io dal primo di gennaio: oramai ogni “canuto” che utilizzerò include anche me): dieci turni di dieci mani, in due giorni, per la competizione dove le coppie sono assortite per genere, e tre giorni con nove turni da sedici mani per i più anziani.Dopo, le prime trentadue da un lato, e le prime otto dall’atro daranno vita ad un tabellone ad eliminazione diretta decisamente duro: si dovrà vincere un incontro al giorno di cinquantasei mani per arrivare nel paradiso d’oro del primo posto, e con tutti i più forti giocatori del pianeta al via l’impresa è tutto tranne che semplice.

L’Italia è presente in sette formazioni miste (vado in ordine alfabetico):
Alpert vede in campo Alfredo Versace, insieme a sponsor americana, e poi Colombia, Argentina a Turchia (in quest’ultimo caso nella persona di Yrem Ozbay, fresca campionessa olimpica a Buenos Aires e spesso presente nei nostri campionati). Tutta nostrana è Breno (Attanasio, Baroni, Golin, Lanzarotti, Manara, Zaleski), e così Cassio (Berrettini, Di Lorenzo, Iavicoli, Laitano). Andrea Manno è invece il solo italiana di Ferm, formazione, a partire dalla sponsor, molto simile a quella che vinse il mondiale di Wroclaw nel 2022. Di nuovo tutta azzurra è Marcelli (Aghemo, Care, Cecere, Comella, Delle Cave, Marcelli), mentre multinazionale è Multon che ha Cima, Dessì, Donati e Chavarria, e così è Nettleton, dove milita Simonetta Paoluzi (beh, ci sarebbe anche Giorgia Botta, ma lei è americana!).

Nessun italiano, invece, tra i capelli d’argento, ma anche laggiù il campo di gara fa tremare i polsi: abbondano titoli europei e mondiali open tra quei formidabili interpreti, per non parlare di quelli di categoria. Tra tutti, il grande Michal (si legge Michau) Kwicien, capace di vincere ogni singolo titolo europeo e mondiale disponibile nel campo, a coppie e a squadre, e per giunta campione del mondo a coppie open nel 1998 insieme a Jacek Pczola (“ape”, e difatti il suo impronunciabile cognome ricorda proprio il volo di quell’insetto, se a farlo è un polacco): il famoso Pepsi (lui, però, Senior non lo è ancora).


A domani per qualche primo risultato, e ricordate di verificare che i nostri portacolori siano sempre tra le migliori trentadue: al di sotto c’è il baratro.
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