La macchina organizzativa è quindi imponente, ma la professionalità del mio staff è capace di tenere testa all’ondata di piena (almeno spero: fingers crossed!).
Abbiamo un grande aiuto dai locali – ed anche questa è una caratteristica ricorrente in Polonia, dove il bridge è sport nazionale praticato in tutte le università ed è quindi normale avere moltissimi giovani ad aiutare entusiasti – ma il nocciolo duro è costituito da personale internazionale oramai passato insieme a me dal tenere testa a grandi problemi organizzativi di ogni tipo, in tutto il mondo, da ben diciotto anni.
Alcuni di questi sono italiani: che peccato che la FIGB ne sprechi le competenze straordinarie.
Si parte quindi con uno Swiss di qualificazione, sia nel misto che tra i vecchietti (quale divenni anch’io dal primo di gennaio: oramai ogni “canuto” che utilizzerò include anche me): dieci turni di dieci mani, in due giorni, per la competizione dove le coppie sono assortite per genere, e tre giorni con nove turni da sedici mani per i più anziani.Dopo, le prime trentadue da un lato, e le prime otto dall’atro daranno vita ad un tabellone ad eliminazione diretta decisamente duro: si dovrà vincere un incontro al giorno di cinquantasei mani per arrivare nel paradiso d’oro del primo posto, e con tutti i più forti giocatori del pianeta al via l’impresa è tutto tranne che semplice.
L’Italia è presente in sette formazioni miste (vado in ordine alfabetico):
Alpert vede in campo Alfredo Versace, insieme a sponsor americana, e poi Colombia, Argentina a Turchia (in quest’ultimo caso nella persona di Yrem Ozbay, fresca campionessa olimpica a Buenos Aires e spesso presente nei nostri campionati). Tutta nostrana è Breno (Attanasio, Baroni, Golin, Lanzarotti, Manara, Zaleski), e così Cassio (Berrettini, Di Lorenzo, Iavicoli, Laitano). Andrea Manno è invece il solo italiana di Ferm, formazione, a partire dalla sponsor, molto simile a quella che vinse il mondiale di Wroclaw nel 2022. Di nuovo tutta azzurra è Marcelli (Aghemo, Care, Cecere, Comella, Delle Cave, Marcelli), mentre multinazionale è Multon che ha Cima, Dessì, Donati e Chavarria, e così è Nettleton, dove milita Simonetta Paoluzi (beh, ci sarebbe anche Giorgia Botta, ma lei è americana!).
Nessun italiano, invece, tra i capelli d’argento, ma anche laggiù il campo di gara fa tremare i polsi: abbondano titoli europei e mondiali open tra quei formidabili interpreti, per non parlare di quelli di categoria. Tra tutti, il grande Michal (si legge Michau) Kwicien, capace di vincere ogni singolo titolo europeo e mondiale disponibile nel campo, a coppie e a squadre, e per giunta campione del mondo a coppie open nel 1998 insieme a Jacek Pczola (“ape”, e difatti il suo impronunciabile cognome ricorda proprio il volo di quell’insetto, se a farlo è un polacco): il famoso Pepsi (lui, però, Senior non lo è ancora).
A domani per qualche primo risultato, e ricordate di verificare che i nostri portacolori siano sempre tra le migliori trentadue: al di sotto c’è il baratro.