Quantum Bridge nasce da un approccio decisamente non convenzionale alla licita.
Invece di iniziare dalla tradizionale valutazione in punti-onori, Piacentini propone di stimare per ogni mano un numero R, corrispondente alle prese che la distribuzione potrebbe realisticamente produrre. L’idea è che ciascun partner calcoli il proprio R e che la licita permetta rapidamente di conoscere la capacità complessiva della linea.
Il principio può essere sintetizzato così:
potenziale dei singoli colori → prese probabili della mano → comunicazione al partner → prese probabili della linea → scelta del contratto.
Un sistema volutamente alternativo
Piacentini sostiene nel suo articolo che questo approccio riduca fortemente il ruolo:
- della valutazione Milton Work;
- delle interpretazioni indirette della forza;
- di molte convenzioni tradizionali.
Nella descrizione originaria rimangono invece alcune convenzioni, fra cui Stayman e Blackwood, opportunamente modificate.
È quindi un sistema dichiarativo completo o quasi completo, non semplicemente una nuova formula di hand evaluation.
Obiettivo: rendere esplicita la forza
La tesi di fondo è interessante: due mani con distribuzione molto diversa ma con lo stesso numero atteso di prese dovrebbero poter comunicare quella forza in maniera più diretta.
Il sistema cerca quindi di ridurre il percorso:
punti → interpretazione → distribuzione → convenzioni → stima finale
e sostituirlo con una misura più direttamente collegata all’obiettivo finale del bridge: fare prese.