Perdonate il ritardo, ma i campionati a coppie non offrono granché alla cronaca, perché gli spunti sono sparuti e raramente di un qualche interesse. Inoltre, in questi giorni non mi sono comparse davanti informazioni di altra natura, con le quali trastullarmi prima di ammannirvi un po’ di bridge.
Ho infatti provato a chiedere all’intelligenza artificiale di elencarmi i personaggi famosi nati a Salso, ma il meglio che sono riuscito a trovare, oltre a quelli i cui nomi risuonano ancora nelle vie di quaggiù (Porro – il ginecologo che per primo mise in relazione le acque termali di qui e la fertilità femminile, Barberini – grande cantante lirica, Romagnosi – politico illustre dell’Italia liberale, e il già citato architetto e pittore Galileo Chini) è il calciatore Nicola Berti, ed oltre al fatto che il pallone non è il mio argomento forte, era persino un bieco interista ed io tratto solo le vicende dell’incommensurabile MILAN (ma posso fare eccezione per la Roma).
L’AI mi dice poi che un gran frequentatore della cittadina era Gabriele D’Annunzio, il quale vi soggiornava per rincorrere le sottane di una tal Mme Giorgi Mancini, ma se parlare diffusamente del Vate porterebbe via troppo tempo, un sassolino dalla scarpa me lo voglio levare.
Ebbene, in molti, troppi ignoranti associano automaticamente al fascismo il famoso saluto “Eia eia eia alalà”, ma se è vero che il fascismo se ne appropriò, l’utilizzo di questo grido guerriero – alalà è una parola di origine greca utilizzata anche (riportano alcune fonti) – da Alessandro Magno per incitare il suo Bucefalo – è in realtà da attribuirsi proprio al grande pescarese, che lo usava spesso alla fine delle sue lettere (e per essere precisi nemmeno a lui, visto che la “saccheggiò” da opere nientemeno che di Giovanni Pascoli). D’Annunzio volle con essa sostituire il “barbaro” Hip hip hip horray quale grido di incitamento, ed è noto che la usò per la prima volta a Fiume. La utilizzò anche come chiosa di alcune missive a Mussolini, le ultime delle quali, notoriamente, aspramente critiche, eppure lo spregiudicato duce del fascismo, al quale doveva essere piaciuta, la trasferì all’interno del suo movimento.
E a proposito del definire “barbaro” l’inglese, non perdetevi quanto scrisse Filippo Tommaso Marinetti sul bridge, gioco decadente (a parer suo!) e giocato dai pallidi inglesi mentre fuori dalle finestre aleggia la nebbia, comparato agli italici giochi di carte. Viva il tressette, viva lo spaccaquindici (che non so cosa sia): così conclude quella tirata il futurista Marinetti.
Vi devo un po’ di bridge, ma poco ne ho.
Si sono giocati i campionati europei giovanili a coppie miste, e l’Italia si è comportata malissimo, mentre sugli scudi ci sono state Polonia e paesi nordici, ed ora sono in corso i campionati giovanili divisi per categoria. Non abbiamo nessuno né nell’Under 31 né nell’Under 16, mentre due coppie (che fanno una squadra, se non sbaglio: perché non mandarli al campionato del mondo?) le troviamo nell’Under 21.
E’ vero che stanno andando entrambe male, ma quella non è una buona ragione per privarle dell’opportunità rappresentata da un campionato del mondo.
Infine, Under 26 dove sono ottimi quinti Carletti-Fresa ma mal piazzata un’altra coppia, e Under 26 donne, e qui si odono per ora dolenti note, visto che le nostre tre coppie sono decima, tredicesima e quindicesima in un totale di diciassette (se ne qualificano dieci alla finale).
Ci risentiremo per le conclusioni.
Maurizio Di Sacco


