Passione Bridge

Cartoline da Salso (19th World Youth) – 6

Cartoline da Salso (19th World Youth) – 6

Oggi vi offro il cappello destinato originariamente all’articolo di ieri, il quale si incentra su due figure della storia recente, ed è funzionale a sviluppare alcuni temi che mi sono cari. Leggerete, spero, con attenzione.

Cominciamo dal primo: come sapete mi piace collegare luoghi a date, persone, oggetti ed altro, perché per me i luoghi hanno un grande potere evocativo (chi ha letto le Cartoline da Buenos Aires, saprà quanto mi piacciano i cimiteri). Ebbene, a Salsomaggiore nacque – ma mai visse – un  personaggio molto controverso, ovvero Giorgio Almirante. Poiché a me piace mettere sia gli accenti acuti che quelli gravi sulle varie “i” di un argomento, vi offrirò la mia lettura della personalità politica e umana del nostro, secondo me importante alla luce di alcune sgangherate riletture odierne.

Inizio da un fatto recentissimo: ad Almirante sono state dedicate delle strade, in alcuni (per fortuna pochi) luoghi d’Italia. Ebbene, sono più che contrario, e non certo perché si tratti di un politico di idee opposte alle mie, ma per due ragioni che considero dirimenti. Almirante non solo fu un fascista della prima ora, ma tale rimase e si dichiarò fino alla morte, ed è necessario, ora come allora, distinguere anche nella toponomastica chi – tutti tranne i fascisti – stava dalla parte giusta, e chi invece dalla parte sbagliata.  Ma se questo non bastasse – ma deve essere sufficiente, perché stiamo parlando dell’intero arco costituzionale – così si diceva nella prima Repubblica, dai monarchici, ai liberali, e fino a socialisti e comunisti – c’è un argomento ineludibile, e che ho sentito citare raramente: Almirante fu il caporedattore dell’infame rivista “La difesa della razza”, e non mancò, in quella veste, di pubblicare disgustosi editoriali razzisti e antisemiti. Eccone uno del 1942 che ho recuperato in rete:

«Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue.»

Ma è ora di mettere altri puntini di diverso orientamento, perché se quanto precede parla del politico, io non potrò mai dimenticare quanto fece l’Almirante uomo nel 1984, quando si presentò alla camera ardente di Enrico Berlinguer. Era un gesto che nulla c’entrava con la politica, perché si attirò critiche e insulti dalla sua parte, e non guadagnò certo voti dall’altra. Fu un atto spontaneo, e di altissima statura morale e umana. Non vorrei vedere altri fascisti e razzisti come lui, ma vorrei tanto vedere altri uomini di così tanta qualità, e in quella veste, merita onore e rispetto.

Passiamo al secondo personaggio, che si intreccia profondamente con Almirante, ovvero Telesio Interlandi, il quale fu il fondatore e direttore sia di “La difesa della razza” che del “Tevere”, giornale dal quale cominciò la carriera Almirante. Anche in questo caso il giudizio sull’homo politicus che Interlandi fu non può che essere sprezzante, senza contare che fu certo un grande opportunista in quel suo prestarsi sempre di buon grado, e a buon prezzo, ai voleri di Mussolini, risultando uno dei principali corifei di regime (ma non mancò del tutto di onestà intellettuale, visto che non di rado sferzò più di un gerarca con la sua affilatissima penna). Tuttavia, come ben scrive Giampiero Mughini nel delizioso libro “A via delle mercede c’era un razzista” (mille grazie a Luca De Michelis per avermelo regalato e così fatto conoscere), Interlandi fu senza dubbio un raffinatissimo 

intellettuale, interessato non solo alla letteratura, ma anche alla grafica, la pittura, l’architettura e, più in generale, alle arti. Si impegnò moltissimo nel campo, spesso aiutando non solo dei fascisti, ma addirittura dei comunisti, quando ne intravedeva il valore. Eppure, questa sua attività è stata sottoposta a damnatio memoriae, e questo mi da un enorme fastidio, perché dalle nostre parte non si riesce mai ad affrontare le cose, gli eventi, le persone, in maniera rotonda e completa, ovvero usando solo faziosità e parzialità, da un lato e dall’altro.

 

Ma è ora di passare al bridge, a cominciare dagli azzurri, che giocavano ieri la semifinale sia nell’Under 26 che nell’Under 31. Male i primi, battuti da USA 2 non senza lottare, ma comunque perdendo tre tempi su quattro, e bene i secondi, seppure con col cuore in gola: i nostri hanno prevalso 126-105, ma scrivendo la bellezza di 37 IMP nelle ultime tre mani!

L’Under 26 se la vedrà oggi con Israele per il bronzo, mentre i più grandi andranno a caccia del metallo più prezioso contro la Bulgaria.

A disputare l’oro nell’Under 26 contro gli americani sarà la miracolata Svezia, che dopo aver vinto contro la Polonia oltre il tempo limite, ha battuto gli israeliani di 1 IMP (e a parità avrebbe perso!).

Nell’Under 26 donne si scontreranno Olanda e Polonia, entrambe larghissime vincitrici su, rispettivamente, Giappone e Cina, mentre nell’Under 21 toccherà a Estonia – mai così in lato la nazione baltica, ad ogni livello – e USA 2. Infine, nell’Under 16 sfida finale tra Polonia e USA 1.

Concludo con il BAM, che ha esaurito la fase di qualificazione e oggi disputa la finale a ventiquattro squadre, segnalando che nessuna formazione italiana è in finale (del resto, avevamo solo le ragazze Under 26 a rappresentarci).

Stay tuned, soprattutto per sapere se risuonerà, nell’Under 31, l’Inno di Mameli o il Mila Rodino.

Maurizio Di Sacco

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