Passione Bridge

Cartoline da Salso (19th World Youth) – 4

Cartoline da Salso (19th World Youth) – 4

Oggi vi parlo del più straordinario monumento di Salsomaggiore, troppo spesso negletto – ed in particolare negli ultimi anni, stretto com’è da impalcatura e inaccessibile – ovvero le “Terme Berzieri” o, più appropriatamente, Thermae, visto che è questo il nome originario, e quanto mai calzante, visto che l’edificio primevo era in stile neoclassico (ne rimane traccia nelle colonne).

Non voglio tuttavia dilungarmi troppo – ché un racconto dettagliato porterebbe via tante pagine da valere un trattato – ma aggiungerò alla fine (in cauda venenum) un riferimento storico di altro tipo, anch’esso legato alla storia dell’edificio.

Come già si legge all’inizio, quello attuale è un edificio ben diverso dalla prima struttura termale, la quale altro non era che un villino di proprietà del Dottor Lorenzo Berzieri, primo ad intuire le proprietà dell’acqua termale di quaggiù. Correva l’anno 1839, e da allora sono stati numerosi i passaggi di proprietà e di gestione, sebbene la memoria del fondatore rimanga nel nome.

Quello che ci interessa è il rifacimento degli anni ’10 del secolo scorso, il quale portò alla meravigliosa struttura attuale, la quale è un misto, molto ben riuscito (per mio gusto, ma io amo quegli stili), di Liberty, Art déco e neoclassico.

I marmi multicolore, gli ampi saloni e le larghe scalinate avvolgenti, le colonne slanciate, per non dimenticare gli elementi esotici, portati lì dal lavoro e dall’esperienza di Galileo Chini, il quale, avendo lavorato in Russia, India e Tailandia, non mancò, lì come al Palazzo dei Congressi, di lasciare in essi traccia di quelle esperienze sia negli elementi architettonici che negli affreschi.

Vi invito caldamente a visitare questo capolavoro, anche se non so dirvi quando verrà riaperto (la data è stata più volte annunciata, e più volte smentita, nel più puro stile italico), e nel frattempo vi regalo un elemento assai meno commendevole legato alla sua storia.

Ora come allora, i politici nostrani (ma non solo) amano farsi fotografare in bella posa in occasione dell’inaugurazione di opere, anche se non le hanno iniziate loro, e anche se nemmeno sono finite (non ricordo quante volte sia stata inaugurata la Messina-Palermo, ma dev’essere un record mondiale!), e questo fu il caso anche del monumento in esame, visto che, petto in fuori, cipiglio feroce e orbace d’ordinanza a corredo, nel 1923, al taglio del nastro, era presente Roberto Farinacci, il quale dichiarò le Thermae “orgoglio del lavoro fascista” sebbene il fascismo con la sua realizzazione non c’entrasse proprio nulla.

Ma forse no: tra i gerarchi fascisti, tutti super corrotti sia a livello nazionale che locale (a cominciare da colui che Aldo Cazzullo ha chiamato “il capobanda”, Mussolini), Farinacci ha toccato il record: il suo patrimonio è stato calcolato nell’equivalente attuale di oltre due miliardi di euro (agli eredi Mussolini vennero sequestrati beni per circa 650 milioni, ai quali andrebbe aggiunto il famigerato “oro di Dongo”), e già allora si vociferava che parte dei finanziamenti destinati all’edificio in questione fossero rimasti attaccati alle dita del “ras di Cremona”, il quale, del resto, non si fece mancare nulla: espulso un po’ da tutto in gioventù, capace di ottenere una laurea farlocca in giurisprudenza (era un asino patentato), più volte incriminato e condannato (prima di diventare una stella di prima grandezza del PNF). Non c’è da stupirsi che si accanì contro chi denunciava la corruzione dei gerarchi, ovvero Giacomo Matteotti (leggete il bellissimo libro di Mauro Canali sull’argomento), tanto da dichiarare che si adoperava per la de-matteottizazione dell’Italia (termine suo).

Niente di nuovo, peraltro: da sempre i regimi autoritari sono un esempio di corruzione, e sotto ogni sole e, ahimè, idea, ma anche le democrazie non scherzano: leggete la datata, ma tutt’ora stupenda, opera “Declino e caduta dell’impero romano” di Edward Gibbon (sì, la storia è una mia passione!).



E’ ora di passare al bridge, il quale ha regalato ieri una bella giornata ai colori azzurri.

Tutte e tre le squadre si sono infatti qualificate ai KO, e lo hanno fatto con giornate molto positive dopo una scadente, dimostrando, oltre alle qualità tecniche, un buon carattere e tenuta mentale.
A dire il vero, l’Under 31 ha solo svolto un compitino, ma è a KO che si parrà la nobilitate delle squadre giunte fin qui, e quindi il pregresso poco importa.
L’Under 26 se la vedrà contro la Cina, avversario ostico ma non impossibile, e poi, dovesse vincere, con la durissima Francia dominatrice del Round Robin (a meno che non vincano entrambe le squadre americane, perché in quel caso le medesime dovrebbero affrontarsi in semifinale, e a noi [dita incrociate] toccherebbero o Polonia o Svezia: non troppo meglio).



Cina anche per le fanciulle, e anche qui avversario complicato, di grande tradizione a livello di nazionale maggiore. Dovessimo vincere, ci aspettano in dono Polonia o Danimarca,
Polonia, invece, per i più grandi, difficile, ma non certo impossibile, e poi India o Francia. Da notare l’assenza di squadre USA nei KO di categoria, e del resto gli americani ne hanno portate due solo in Under 26 e Under 21 per un totale di sei su dieci: poca roba. Quattro ne ha la Polonia, e tre noi, Cina, Francia e Israele.

Tra cinquantasei mani sapremo chi sarà in zona medaglia.

Maurizio Di Sacco

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